Compagni, volete vivere la nostalgica ebbrezza del vero comunismo? E allora armatevi di 50 euro per il biglietto e partite verso il Soviet Bunker, in Lituania. Lì, a 25 chilometri da Vilnius, si entra nella storia che fu: quella vera e segreta dell’Unione Sovietica.
Lasciata la capitale lituana con il pullman e attraversata la foresta di Nemencine, si arriva di fronte a uno dei tre rifugi costruiti nel 1984. In passato ospitavano la stazione televisiva di soccorso ed erano l’avamposto di difesa per le truppe nel caso di attacco nucleare.
Appena scesi dal mezzo, i nostalgici visitatori affondano nella neve soffice, vengono incolonnati dai militari e tenuti sotto stretta sorveglianza da cani lupo che ringhiano a ogni movimento sospetto.
Se non fosse una finzione, seppur molto realistica, sarebbe un dramma: un Survival drama. Il gruppo di attori ed ex ufficiali diretti da Jonas Vaitkus, che ha dato vita al progetto, l’han chiamato così.
L’ambizione, oltre a guadagnare qualche spicciolo, è quella di mostrare al mondo quanta strada ha fatto la Lituania da quando si è liberata dal giogo comunista. E di insegnare a locali e stranieri come si viveva in quegli anni bui. L’idea si inserisce nelle iniziative per la candidatura di Vilnius a Capitale europea della cultura 2009.
E allora, compagni, entrate. All’ingresso del bunker, via tutto: macchine fotografiche, cellulari, denaro e anche gli abiti. Vestiti di logore tute da lavoro, gli aspiranti cittadini del Paradiso Rosso assistono all’alza bandiera. Poi, fuori a marciare con qualsiasi temperatura.
La disciplina è rigorosa: chi sbaglia paga a flessioni nel fango. Dopo la salutare ginnastica forzata si scendono le scale del bunker. La luce fioca delle vecchie lampade disegna ombre sinistre sulle pareti dove vivono gli eroi di ieri: Marx, Lenin, Stalin.
Prima di iniziare il viaggio, un’altra ispezione. Non si sa mai. Chi passa indenne alla perquisizione accurata delle guardie e al fine olfatto dei cani ringhiosi può indossare la maschera antigas. Nel secondo piano del rifugio, a cinque metri sotto la superficie, l’odore di muffa è forte, quasi da svenire. Chi contravviene alle disposizioni si prende delle cinghiate e poi è costretto a subire interrogatori stile Kgb.
Lasciata la sala grande, i visitatori percorrono un lungo corridoio verso la porta della Libertà. Nonostante gli sforzi, la serratura non si apre. Improvvise si spengono le luci, le sirene ululano, i secondi diventano minuti infiniti.
Poi, l’uscio scatta e il sollievo si disegna sui volti traumatizzati dei compagni. Che adesso più che mai sognano di uscire dalla storia. E invece, no: il Survival drama ha ancora in serbo una succulenta sorpresa, la mensa.
I “turisti” sono obbligati a gustare il prelibato pasto in scatola. Per renderlo più digeribile, c’è un sorso di vodka pura. Quando il liquido entra in bocca la gola brucia e quando arriva nello stomaco sembra di aver ingoiato l’inferno.
Dopo due ore e mezza la visita è finita. Mentre si ritirano i propri effetti personali, i militari consegnano ai visitatori un gadget del periodo sovietico e un attestato di partecipazione. Tutto deve essere rigorosamente registrato.
I prossimi sei e tredici dicembre sono previste altre rappresentazioni. Basta avere 50 euro e prenotarsi attraverso il sito ufficiale, scritto in tre lingue, del Soviet Bunker.
I posti non sono molti. Affrettatevi, Compagni.





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Egregio Direttore,
ho letto e apprezzato il suo reportage su il Soviet Bunker. Lo trovo un giusto mix di informazioni, racconto e sottile humor. Forse non tutti la pensano come me, ma l’idea di rivivere quel passato – anche se solo come rappresentazione – mi inorridisce. Ho lavorato per anni nei paesi dell’ex blocco sovietico e anche se non ho mai visto di persona i luoghi segreti del KGB, ho respirato l’aria pesante tipica dei regimi in cui la povera gente aveva persino paura di salutarmi perché straniero. Spero che quei giorni non tornino mai più.
Gentile Signor Cisnetti,
grazie per il suo commento.
Anche io come lei, durante i miei viaggi, ho raccolto tante storie vere di persone che hanno vissuto il regime comunista sulla loro pelle.
Anche io come lei mi auguro che non accada più.
Il solito articolo anticomunista, scritto da un giornalista anticomunista.
Complimenti!
Gentile Signor Grimaldi,
le sue parole si commentano da sé.
Negare la Storia è stuprare la memoria di milioni di uomini donne e bambini morti per colpa di un’ideologia fallace ed illusoria.
Quanta sensibilità su certi temi. Parlare del Comunismo senza esprimersi in toni più che entusiastici suscita sempre l’irritazione di qualcuno. E’ il “prezzo” (tutto sommato piccolo) da pagare all’onestà intellettuale, al desiderio di sottrarsi a formalismi culturali vieti e – credo – di comodità! Un sincero e vivo apprezzamento allora per il taglio de Il Reporter! Avanti così.
Gentile Signor Brusa,
la ringrazio per il suo commento.
Parlare di certi argomenti in questo paese è ancora tabù. Sottrarsi alla cultura egemonica che lo caratterizza significa, alcune volte, andare incontro a villanie gratuite. Il Reporter è nato con la grande ambizione di dare voce a chi non ce l’ha, raccontando oltre il confine del silenzio. Se questo è il prezzo che dobbiamo pagare, lo facciamo con piacere. Per viaggiare nella Storia noi non chiediamo 50 euro, ci basta il contributo sincero di persone come lei che, come noi, hanno il coraggio di pensare liberi.
Delle malefatte del nazismo sappiamo tutto o quasi; forse non ancora abbastanza ma quanto basta per maledirlo per sempre, senza se e senza ma.
Delle malefatte del comunismo invece non se ne parla mai. Occorre andare negli ex stati satelliti dell’urss per saperne qualcosa. O nella stessa ex unione sovietica. Da noi, il solo criticare il comunismo, è considerata cosa sconveniente e non politicamente corretta
Gentile Walter,
grazie per il tuo commento.
Condivido appieno quanto hai scritto: negare i fatti non significa essere liberi, ma schiavi di pregiudizi.
“Il solito articolo anticomunista, scritto da un giornalista anticomunista.
Complimenti!”…
…E’ proprio così. COMPLIMENTI!!! E’ ora di squarciare quel velo omertoso che copre le nefandezze del comunismo (sono tantissime). E sarebbe ora di iniziare a parlare anche degli orrori commessi dai comunisti in Italia. riguardo a questo argomento ringrazio Giampaolo Pansa per il suo obiettivo lavoro di ricerca storica, ovviamente avversato dai comunisti. ma cosa ci vuoi fare, fino a pochi anni fa negavano l’esistenza delle foibe… ancora complimenti per il reportage.
Se siete qui a dibattere e a confrontarvi su questi temi, criticando giustamente il socialismo per come si è sviluppato in Unione Sovietica, è grazie ai nostri padri e nonni comunisti e democratici che han combattuto per la libertà e per la nostra dignità, la dignità di tutti. Ricordate che il comunismo italiano, non è stato e non è il comunismo sovietico, dovete solo portare rispetto e non dimenticare.
Salve, sono stato questa mattina al Soviet Bunker e devo ammettere che è stata un esperienza davvero singolare, traumatica a volte ma quanto mai vera e intensa, certamente non dimenticherò mai i finti interrogatori per i finti ritrovamenti di droga e cocaina, le istruzioni di come smontare e rimontare il kalashnikov e quant’altro… a questa esperienza do un bel 10+
Gentile Andrea,
grazie per il tuo commento.
Per noi, oggi, è un “gioco”. Anche se traumatico.
Ieri era la realtà crudele per tutti quelli che credevano nella Libertà.