Il blu invade ogni angolo libero di pupilla. I giganteschi macigni lisciati dai venti sono materassi per spiccare il volo verso la libertà. Le case colorate di Smögen mi salutano dopo ogni passo che innesco tra la roccia e il mare. Ecco l’orizzonte tracciato dalle onde, e dal faro rossastro sull’isolotto di Hållö. Tutto in uno sguardo. Finestra privilegiata all’aria aperta, sull’arcipelago svedese.
Risvegliato da un sole più accecante in quel di Klädesholmen (municipalità di Tjörn) dove vivono appena poche centinaia di abitanti, e dopo aver raggiunto la vicina e placida Skärhamn, ho puntato il mio gps cartaceo verso una nuova meta. Smögen. Un piccolo isolotto della costa occidentale della Svezia, a circa 135 km da Göteborg.
Fin dai primi metri in autostrada, gratuita, mi ha subito colpito la tranquillità degli svedesi al volante. Pur con i limiti a 110 chilometri all’ora sulla E6, che da una parte porta a Oslo e dall’altra a Malmö, è raro vedere qualcuno che sfrecci, o addirittura che superi. Meglio così. Il viaggio è stato di gran lunga più rilassante. Finito di attraversare altri freschi spazi di verde, un cartello mi ha dato il benvenuto nel comune di Sotenäs.
Smögen, le cui prime notizie storiche risalgono alla fine del XVI secolo e celebre per il suo mercato ittico, è collegata alla terraferma da un futuristico ponte. Il resto, lo ho affidato ai miei occhi: il tempo di spegnere il motore, e mi sono trovato nel piccolo dedalo colorato che porta al molo. Lì, tra le casette in legno colorato dei pescatori, e l’acqua del Kattegat, il tratto di mare tra la Svezia e la penisola danese dello Jutland.
Fin dai primi passi, era come stare in mezzo all’oceano, su giganteschi scoglio lisci. Una sfavillante giornata di sole mi ha permesso di godere del panorama e dopo qualche minuto, saltando da una roccia a un’altra, mi sono girato verso il centro abitato. Le case col tetto a V rovesciata mi sono apparse in tutta la loro ordinata bellezza.
Una prima scalinata in pietra mi ha introdotto sempre di più in un regno dove non c’è quasi traccia di esseri umani. Un po’ di vegetazione, qualche fiore. Qualche freccia bianca disegnata sopra la pietra per evitare di perdersi. Il tutto sotto l’aere salato, le correnti e le onde del mare che s’intervallano.
E lì, a fianco della roccia, un comodo sentiero costruito con assi di legno in alcuni dei punti meno accessibili per arrivare qui dove mi trovo ora: lo sguardo perso nell’orizzonte vicino, ma irraggiungibile, in cui distinguo la sagoma del faro sull’isolotto di Hållö, con le sue tipiche rocce granitiche rosate, e l’acqua ancor più cristallina di quella che ho sotto i miei occhi.
Le striature di alcuni macigni rimandano a ere metamorfiche millenarie. Arrivato in cima dei complessi rocciosi, trovo anche un salvagente. Poco più sotto, a pochi metri dal mare, un pescatore. Solo lui. La canna e l’amo. Vorrei parlarci, ma romperei l’incantesimo. Lo osservo qualche secondo. Sguscio via. Perso nel blu della distesa acquatica svedese.
INFORMAZIONI UTILI
Dove alloggiare: Utpost Hållö
Dove mangiare: Magasinet
Scopri Smögen: Visit Smögen





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car



