La luce è ancora soffusa, l’aria stagnante e il fiume si spoglia lentamente del suo vestito argentato. La città sembra immobile e dietro quei volti pietrificati tra le vie dello stare mesto, mi sento eccitato di poter camminare tra i suoi viottoli senza essere visto.
Posso ascoltare i miei passi anticipare il mio viaggio e stupirmi ogni volta di diventare in fretta geloso degli angoli di questa città che scopro. Intrappolato tra le mura porose della città vecchia scovo la cattedrale di San Martino che con le sue vetrate gotiche e la sua regalità cattura il mio respiro, che per qualche secondo cade in un ipnotico gioco di voci ed ombre.
Il sole si affaccia sul Danubio colorandolo di un blu cobalto, pennellate larghe e spesse si sovrappongono su una tela sottile e il vento smuovendo gli argini rompe definitivamente quella quiete disarmante.
Mi affaccio su Hviezdoslavovo námestie dove il Palazzo della Filarmonica di Bratislava vede pian piano risvegliarsi le fontane, i corsi d’acqua artificiali, il tintinnio delle tazze dei caffè eleganti e il vocio sommesso dei turisti assonnati in bicicletta. Lasciandomi alle spalle un folletto consigliere in Rybné Námestie, Novy Most si allunga davanti ai miei occhi in tutta la sua maestosità ed eleganza.
Non ho potuto resistere a salire su quell’ufo appeso nel vuoto, forse con la voglia di provare a rapire in un istante la magia del Danubio. Mi faccio volentieri tentare da quelle altitudini che smorzano il respiro per riuscire a guardare quella terra avida di gravità proprio quando si spoglia della sua timidezza.
Raccolgo la mia piantina e mi rimetto in cammino costeggiando il Lungo Danubio per poi addentrarmi in cerca di un altro posto dove la magia si mescola al sacro. Palazzoni spogli si sostituiscono a quelle delicate costruzioni coi cappelli rossi e i cubetti di porfido si sgretolano in un manto anonimo di cemento.
Dietro uno spigolo scorgo la Chiesetta di Santa Elisabetta d’Ungheria, vestita di un azzurro pastello, le pareti, gli arredamenti, le navate, le serrature, tutte di un azzurro fiabesco, realizzato sulla base dello stile liberty che nel ’900 ha scorticato la monocromatica fantasia degli architetti del passato.
La mia mente ancora non ha lasciato quella macchia di colore in quel quartiere dai palazzi vuoti, che già viene catapultata sulla collina che ospita il castello di Bratislava (Bratslavský Hrad) imballato in un cantiere di cui non si intravede la fine ma che emana ancora il fascino del Medioevo. Purtroppo non si possono visitare le stanze all’interno e quello che rimane da assaporare è il paesaggio mozzafiato che dalle sue terrazze si può ammirare.
Il sole comincia a scivolare giù dal suo arco e comincio ad avvertire un po’ di stanchezza ma, senza avere nessuna voglia di fermarmi, viro alla volta della collina dello Slavin. Una scalinata imperiosa si apre davanti a me, sale ripida fino a sorreggere una piazza immensa, sovrastata da un monumento raffigurante un soldato sovietico, simbolo della liberazione delle città slovacche nel ’45 ad opera dei Sovietici ai danni dei Nazisti.
C’è una pace che impregna ogni angolo di questa collina e mentre un cimitero di giovani russi si abbandona in un abbraccio tenero alla collina, il simbolo ligneo di Bratislava guarda alla città che si spiega ai suoi piedi con occhi pieni di speranza.
Mi siedo, guardo il Danubio tagliare la città da una estremità all’altra segnandole il viso e penso che in quel procedere, correre e rincorrere ci sono i desideri di un popolo giovane che insegue i sogni di una modernità che spero non intacchi mai la sua anima magica che quel fiume nasconde in sé.





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Più che un articolo quanto ho appena finito di leggere sembra un acquarello d’autore.
Sapienti i colori, dolcissime certe atmosfere,tenero quanto rimane in sottofondo.
Un racconto vissuto di un angolo di mondo affascinante e che, nella propria intimità, sa farsi anche “nostro.
Grazie
caterina”
Ste…ormai ti conosco da un anno…con le tue parole sai far sempre emozionare….sei riuscito a farmi immaginar il blu cobalto del danubio slovacco…Grazie di tutto….sei un amico!!