Lord George Byron la definì: “una città piacevole, famosa per le arance e le donne. E per il caldo”. Sevilla. Siviglia, la moresca, la caliente, la torrida. Le sue estati precoci arroventano l’aria. E’ uno dei luoghi più affascinanti della Spagna del Sud, dell’Andalusia.
E’ cosmopolita, allegra, colorata, frenetica. Dedali di stradine convogliano nelle vie e nelle piazze più grandi, il brusio della gente che passeggia, la fervente vita notturna, i negozi aperti fino a tarda ora, il colore vivace delle numerosissime arance che, come gioielli, inanellano la città. E i suoi profumi di frutteti nell’aria. Si respira odor d’Africa e di Oceano qui, nell’atmosfera e nella cultura.
Per molti Siviglia è la Cattedrale. Questo mirabile esempio di architettura grandiosa. Nata come moschea degli Almohadi, poi divenuta cristiana, oggi la Catedral, di rara bellezza, conserva poco dell’antico fascino arabo, ma è ricca di pinnacoli, archi rampanti, contrafforti.
L’interno è talmente ampio, decorato, vasto, suggestivo che è impossibile osservarla tutta. I dettagli sono minuziosi, sebbene nel tripudio, nell’eccesso del bello, lo sguardo, non sempre, riesca a coglierli e a memorizzarli. Qui ogni cosa, dal pavimento marmoreo al soffitto decorato vale la pena di essere osservato.
Costruita sulla pianta rettangolare dell’antica moschea, gli architetti cristiani la innalzarono ancora di più verso il cielo. Oltre quaranta metri di altezza per la sola navata centrale. L’area totale si estende per quasi dodici mila metri quadrati. Rappresenta la chiesa gotica più rande del mondo.
Della vecchia moschea è visitabile, ancora adesso, la Giralda e il bel cortile di ingresso di chiaro stampo moresco. La Giralda, posta a sinistra della Capilla Real, nella zona nord orientale della cattedrale, era il vecchio minareto della moschea.
Deve il suo nome alla banderuola, giraldillo, in passato, collocata sulla sua sommità a dominare la città. E ancora oggi, la sua mirabile vista, domina Siviglia. Priva di scale come i consueti minareti, si accede alla cella campanaria, attraverso una passeggiata in leggera salita lungo le sue ampie rampe. Ben trentacinque, così spaziose da consentire il passaggio delle guardie a cavallo.
L’aggiunta di piccoli balconi, successiva alla costruzione originaria, consente di affacciarsi, sebbene attraverso le grate di protezione, e di osservare ogni scorcio cittadino. Nella piazzetta sottostante, alcune carrozze si fermano in attesa dei turisti che amano girovagare senza meta a bordo di un calessino.
I tetti delle case fanno bella mostra di se dall’alto della Giralda, mentre di fronte ad essa, si staglia il mirabile Alcázar, fiabesco palazzo reale degli Abbadidi. Ma questa è un’altra storia.





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