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Sinai, il Monastero di Santa Caterina (2) - foto : Dalla cima del Jebel Musa (2286m/h) © Marta Forzan
Dalla cima del Jebel Musa (2286m/h) © Marta Forzan

Sinai, il Monastero di Santa Caterina (2)

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In un mondo dove religioni e culture si scontrano, c’è un solo luogo dove queste convivono da sempre in perfetta armonia: il monastero di Santa Caterina, nel Sinai. Per 14 secoli non ha mai subito distruzioni. L’essere edificato su un luogo sacro ha creato un’aureola d’invulnerabilità.

Sobria la chiesa, semplice la moschea con il suo minareto, mentre s’impenna il campanile con le sette campane, di diverse dimensioni, regalate dallo Zar. La galleria delle Icone, duemila rarità, e la vecchia biblioteca sono un tesoro che nessuno ha mai avuto il coraggio di toccare o deturpare.

Cortili, vicoletti e scalinate con strette terrazze in legno dove sonnecchiano le celle dei monaci. Dodici cappelle e l’antica chiesa della Trasfigurazione di Cristo che incorpora la cappella del Rovo Ardente – una nicchia quasi pagana – dove candelabri d’argento si mischiano ad offerte votive in oro e a raffigurazioni di Cristo.

Il visitatore a cui viene concesso di entrare deve togliersi le scarpe a ricordo del comandamento di Dio a Mosè di fronte al Rovo Ardente: “ Non t’avvicinare. Togliti i sandali, perchè il luogo dove stai è terra santa” (Esodo 3:5).

Il “Roveto ardente”, arbusto miracolosamente verde, vive ancora oggi di fianco ad una Cappella. Secondo la tradizione, sarebbe stato spostato nelle vicinanze del Monastero per proteggerlo dall’afflusso dei pellegrini.

All’interno, natura e uomo vivono, incontaminati da secoli. Un invito al dialogo. Incontro dignitoso di religioni, tradizioni e architetture. I monaci ortodossi, solenni sotto le lunghe barbe, sono gli organizzatori di questa oasi. Dal minareto, il muezzin intona l’ora della preghiera.

C’è una foresteria nella quale è possibile, dietro autorizzazione, passare la notte o parte di essa. L’ora migliore per iniziare la salita al Jebel Musa è l’una del mattino e, dopo tre-quattro ore, l’incontro con l’alba sulla cima, a 2286 m di altitudine.

“SEN”, la dea luna, venerata dai beduini del deserto ha dato il nome al Sinai. Da secoli rotola indisturbata osservando il mondo dall’alto e rincorre ombre che sfilano mute nei vicoli del monastero. Tutto è silenzio. Una cena frugale nel refettorio fatta di soli sguardi. Una manciata di pellegrini, rari viaggiatori. Gruppi di turisti multicolori scivolano fuori le mura, attesi dai pullman.

Mi assale una lentezza stuporosa che impedisce di dormire. Quel pensiero sconosciuto prende forma nell’arcana necessità interna di spiegare l’emozione per questo luogo che vide Mosè fermarsi di fronte al rovo ardente. E più su parlare con Dio.

L’una del mattino. La notte profonda racchiude nella sua fredda morsa l’accento di lingue diverse. Pile e torce segnano i passi e diventano puntini luminosi di una lenta processione mentre “Sen” si allunga sui profili delle rocce.

Due sono le vie che permettono di raggiungere la sommità: una è quella “biblica” o di Mosè, 3700 grossi massi simili ad una lunghissima scalinata naturale che punta dritta verso il cielo. L’altra è un sentiero che si arrampica più dolcemente. Una sorta di spirale aggrappata al monte.

Man mano che si sale il monastero si allontana e anche la notte. Dopo tre ore l’affanno si fa sentire, impietoso. La via si collega a quella antica di Mosè. Gli ultimi 700 gradini ricavati nella parete rocciosa. Ascolto commenti ammirati mentre il cielo si apre in un colore violaceo e i picchi emergono rossi.

Sulla cima una piccola cappella domina l’Anfiteatro dei 70 Saggi di Israele, proprio laggiù alla fine della notte, al centro di una serie infinita di montagne granitiche. Spettacolo immenso che cattura con la sua potenza.

L’alba è veloce come i battiti del cuore. Poi tutto rallenta nel mistero del risveglio.

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LIBRI

Trenta anni di Sahara

"Sahara nel Regno della Fata Morgana. Ricordi di trent'anni di viaggi sahariani" di Pacifico Claudio - Edimond, 2007

L’Alchimista

"L’Alchimista" di Paulo Coelho - Bompiani, 2008



2 commenti a “Sinai, il Monastero di Santa Caterina (2)”

  • Stefania alle ore 11:59 am scrive:

    Articolo molto suggestivo che ha fatto conoscere meglio questo Monastero. Ho pubblicato un commento su trivago, la più grande community di viaggitori:
    http://www.trivago.it/sharm-el-sheik-56/chiesacattedralemonastero/-35508/recensione-e522788

  • Marta Forzan alle ore 8:55 am scrive:

    Ciao Stefania, ho letto il tuo commento pubblicato su trivago e ti ringrazio di cuore.Descrivere luoghi è “un mestiere di penna” che s’impara col tempo ed esperienza. Trasmettere emozioni è andare oltre..è “guardarsi dentro” nello stesso istante in cui vivi un’esperienza. Se ci riesco, sono la prima a provare un’altra emozione. Grazie Stefania e ti aspetto ancora.
    Marta

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