Polvere e caldo. Barriera quasi impenetrabile della pista che da Dahab, nel golfo di Eilat, porta al monastero di Santa Caterina ai piedi del Jebel Musa, nel Sinai meridionale. La luce accecante illude la vista in piatti stagni di sabbia lustri e sfuggenti.
Una donna, apparizione inquietante, biblica, coperta da una tunica bianca, cammina nel nulla. Rude deserto fatto di sabbia e pietre. Qualche acacia esile e scheletrica. Sullo sfondo, l’azzurro vivo del cielo. Il ghibli costringe alla sosta e lo scenario scompare come dietro ad un sipario.
Poi, una tenda di beduini. Sul fuoco, il bricco del tè annerito dal fumo, qualche vettovaglia sparsa a terra e, al riparo dal sole, accovacciati col corpo fumante ricoperto da laceri cappotti, vecchi uomini sorseggiano il ciai. Sul volto, la mappa geografica della memoria.
Africa e Asia. La regione di El Teh, al centro della penisola, comprende un altopiano di calcare mentre un paesaggio di granito, a sud, taglia in due il Mar Rosso. La piana desertica sfuma. I massi crescono di dimensioni fino a creare un profondo canyon. Il sole è basso e la temperatura scende.
Il Jebel Musa come un colosso sfida la conoscenza e segna con le sue guglie i confini del cielo. Ai suoi piedi, il Monastero di Santa Caterina protetto da imponenti mura. La storia è stata clemente col sacro luogo e inizia nel 527 d.C. quando l’imperatore Giustiniano ordina all’architetto Stephanos Alisios una grande chiesa.
Doveva inglobare quella più piccola voluta dall’imperatrice Elena, nel 324 d.C., in onore della Madre di Dio, esattamente dove molti studiosi riconoscono il punto in cui l’Angelo del Signore apparve a Mosé sotto l’aspetto di un rovo ardente.
Chiesa della Madre di Dio, chiesa della Trasfigurazione di Cristo, i primi due nomi. Quello di Santa Caterina, l’ultimo, si collega a un evento strano e inspiegabile affidato solo alla fede. Nel 294 d.C. nasce da una famiglia pagana di Alessandria, Dorothea che presto abbandona la propria casa per abbracciare la religione cristiana scegliendo il nome di Caterina. Come molti altri cristiani, viene giustiziata ma il corpo scompare nel nulla.
Si racconta che le sue reliquie furono trovate da alcuni monaci, tre secoli dopo, sul monte più alto del massiccio granitico del Sinai (2610 m), a poca distanza dal Jebel Musa. Da qui, il nome al monte e alla chiesa.
Nel 625 i monaci inviarono a Medina una delegazione per chiedere a Maometto, fondatore dell’Islam, la sua protezione. La richiesta fu raccolta con un atto ufficiale: “La proclamazione di Protezione” esposta, oggi, nella Galleria delle Icone, all’interno del monastero. Fu costruita anche una piccola moschea.
Nel 17° secolo nasce, all’interno del monastero, una grande scuola fondata da preti ortodossi, provenienti da Creta. Pace e quiete per l’arte della traduzione di antichi manoscritti. Testi ingialliti dal tempo ricoperti d’oro trovano posto negli scaffali dell’antica biblioteca, uno dei tesori più importanti e forse meno conosciuti del mondo.
Cresce la fama del monastero e cresce quella di personaggi storici che passando dal Sinai, non sarebbero stati tali senza lasciarvi un segno. Nella Galleria delle Icone è conservato un documento autografo datato 19 dicembre 1798. Napoleone Bonaparte, conquistato l’Egitto, non mancò di recarsi nel sacro luogo offrendosi come ultimo protettore e facendo riparare le vecchie mura.
Cappelle, archivi, biblioteche. Attività culturali, spirituali e religiose. Tutto all’interno si svolgeva con calma e tranquillità, lontano dai clamori di guerre che intanto cambiavano la geografia di interi paesi. Per secoli il Sinai ha conosciuto, bizantini, arabi, turchi, francesi, egiziani e israeliani: come se ogni epoca, ogni civiltà avessero voluto scrivere una pagina nella sacra roccia decretandola, così, una terra appartenente alla storia dell’uomo.
Millenni di eventi scorrono sotto il disco pallido della luna che abbraccia il monastero. E nella mente un pensiero sconosciuto, troppo vago per essere spiegabile.





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penso sia il primo posto che dovrei visitare (il monte Sinai ,)dopo la mia esperienza con San Francesco ,questa estate sono stato con la mia famiglia ad Assisi dopo aver visitato il paese tutto nornale un giorno di vacanza , ma la notte mentre dormivo mi sento parlare e mi dice cosi .
NON CERCARE LA VERITA SOLO DIO LA SA, ACCONTENTATI DI CREDERMI SENZA VEDERMI E AVRAI LA GIOIA SIA IN QUESTA VITA CHE NELL’ALTRA. MI DICE ANCORA DI SEGUIRE I DIECI COMANDAMENTI
, E DI RACCONTARLO A TUTTI .
PER ME E STATO UN BENE MERAVIGLIOSO ALCUNI MIA HANNO DETTO CHE è STATO UN MIRACOLO . CHE VORREI CONTINUARE SE QUALCUNO
LEGGE QUESTO MESSAGGIO E VUOLE AIUTARMI A RAGGIUNGERE PRIMA GERUSALEMME A PIEDI E POI SINAI DA CATANIA SICILIA .
VI SALUTO CON TANTO AMORE CHE DIO MI STA DANDO SPERO DI FARE DI ME QUELLO CHE DIO VUOLE CHE IO FACCIA. CIAO GIOVANNI LO PRESTI