L’autobus procede sobbalzando nell’asfalto filamentoso e molle. Si lascia Madrid alle spalle quasi subito. Entra nelle viscere calde della vera Spagna. Le sfumature di giallo, ocra e arancio si susseguono velocemente, si mescolano in un colore solo. Mancano già pochi chilometri a Segovia, quando cadi in un sonno profondo.
La stazione dei pullman è fuori dal centro antico. Si cammina per pochi minuti sotto un sole che comanda ormai da giorni e giorni, e non vuole sapere di cedere il passo a suo fratello autunno. Si gira a destra, s’imbocca una stradina stretta che se guardi su sembra che le case si bacino. Una scala ripida e ce l’hai di fronte: una delle meraviglie che l’uomo ha saputo creare.
Sono 167 archi disposti su due piani, fatti di pietre di granito enormi. È costruito a secco, a incastro, una pietra sull’altra. Se sta su è solo per la smisurata maestria tecnica degli architetti romani che la progettarono, e per la smisurata forza degli uomini che posizionarono le pietre, una ad una. Monumentale, alto 28 metri, grande, enorme. Accumulo aggettivi come se stessi accumulando energia per rendere la forza si quello che ho davanti. Un’opera che va oltre l’umano, un’opera divina.
Mi avvicino, lo guardo, tocco le pietre. Sento le vibrazioni che emanano. Mi sento piccolo lì sotto, lì vicino. L’acqua che l’opera trasportava in città arrivava da lontano. Da un fiume che dista più di 15 chilometri. Lì c’è il primo serbatoio di accumulo. Il liquido poi iniziava la sua lunga marcia verso l’abitato.
Poco prima di entrare in Segovia l’acqua veniva nuovamente accumulata in un altro serbatoio. Qui avveniva la purificazione, la separazione dalle sabbie e dai detriti del fiume. Poco dopo la struttura fa una brusca svolta di 90 gradi. Da lì in poi inizia il miracolo.
Si apre agli occhi l’imperiosa struttura ad archi che copre quasi un chilometro e immetteva finalmente il liquido vitale nel centro. Immagini tutto il processo concentrato in pochi istanti: senti la vita che ancora sgorga negli occhi dei visitatori che guardano questa costruzione speciale, a distanza di secoli.
Se da ventiquattro anni (era il 1985) Segovia fa parte dei luoghi spagnoli patrimonio dell’umanità Unesco, lo deve in buona parte all’acquedotto romano del I secolo d.C., ma non solo. Per questo prosegui, alla scoperta di altri tesori evidenti o nascosti.
Avanzi per le vie caratteristiche. Passi dalla Casa de los Picos con la facciata completamente ricoperta da piramidi che si protendono verso la strada, sbuchi nella Plaza Mayor e lì davanti hai la bellissima cattedrale.
Se protendi lo sguardo un po’ più in là vedi l’Alcazar, una costruzione che domina tutta la vallata circostante. Sali sulla torre principale, assapori l’intensità dell’infinito che la tua vista sa raggiungere.
Poi scendi. L’oscurità ha già fatto accomodare Segovia tra le sue braccia sicure. L’autobus procede senza scosse, sull’asfalto che si è compattato. Quella notte farai sogni d’acqua.





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Segovia è per me inseparabile dal libro che me l’ha fatta conoscere…protagonisti un giovane americano esperto in esplosivi, un drappello di uomini che devono far saltare un ponte, una ragazza chiamata “coniglietto”…e in controluce, storie e vita della Guerra Civile Spagnola. Ho cominciato ad amare la Spagna a 12 anni, finito di leggere per la prima volta “Per chi suona la campana”. Non sono mai stata a Segovia, ma grazie a te, è come se fosse successo.
Bravo Fabio!
Ogni volta che sento pronunciare il nome Segòvia, non posso non pensare ad un ragazzo americano esperto di esplosivi, un drappello di uomini che vogliono far saltare un ponte, una ragazza chiamata “coniglietto”…e in controluce, storie e vite della Guerra Civile spagnola. Da quando ho 12 anni, Segòvia per me è “Per chi suona la campana”. Ho iniziato a conoscere questa splendida terra attraverso le parole di Hemingway. Non ci sono mai stata, ma oggi tu me l’hai fatta vedere.
E bravo Fabio!
(ps. ho riscritto il commento perchè quello precedente è scomparso…)
Segovia è una città straordinaria. Forse quella che mi ha colpito di più in questa mia ultima vuelta spagnola. E’ piccola ma ha concentrato in pochi metri dei tesori così potenti e splendidi da lasciare senza parole. Se la ami così tanto a livello letterario, Desirèe, corri quando puoi a visitarla. Vivrai un’esperienza che non ti deluderà. A presto e grazie del commento.
Fabio