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Scanno, perla d’Abruzzo - foto : Lago di Scanno © Anna Maria Colonna
Lago di Scanno © Anna Maria Colonna

Scanno, perla d’Abruzzo

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I primi fiocchi di neve arrivano anche in Puglia, sulla Murgia. Sporadici. Semplici come solo questa terra sa essere. Solitari e silenziosi nel rumore assordante delle pietre che sfidano il vento. Il cielo bianco latte mi ricorda le montagne innevate d’Abruzzo, visitate solo pochi mesi fa. Maestose, immensamente belle. Il mio pensiero torna lì. Un filo sottile unisce le emozioni al respiro profondo di una Regione appena sfiorata. Eppure vissuta.

In ogni viaggio esiste qualcosa di più importante dei singoli dettagli. È ciò che ti lascia dentro. Che ti fa decidere di tornare. Spesso non si conosce nemmeno che cosa sia. Bastano pochi oggetti. Il primo treno pronto a partire. Ed un bagaglio vuoto e capiente quando le emozioni da conservare sono tante. Troppe.

L’acqua era una tavola. Intorno, solo quella brezza leggera che accarezza gli alberi. Le voci dei bambini e delle famiglie facevano eco rimbalzando fra i monti. Il sole continuava a specchiarsi in quel lago. Nudo ed imbevuto di luce. La luce del tramonto senza nuvole. Per un attimo mi sono chiesta se stessi vivendo un sogno. Posti così capita raramente di vederli.

Scanno (Aq) è una perla adagiata fra le rocce. Il suo nome deriverebbe dal latino “scamnum”, ovvero “sgabello”, per la conformazione del centro storico, che sembra poggiare su una panca. O anche dai termini abruzzesi “scandalo” e “scannella”, particolare varietà di orzo. A pochi chilometri da Sulmona, Scanno racconta di bellezze e di tradizioni che il tempo è riuscito a preservare. Fra i borghi più belli d’Italia, il paese fonde presente e passato.

Passeggiando per il centro storico, è facile riconoscere le “cemmause”, scale di pietra sorrette da archetti e costruite all’ingresso delle abitazioni. Caratteristico è l’antico abbigliamento femminile, fatto di gonne molto lunghe, che arrivavano a pesare anche oltre i 10 chilogrammi. I vari colori indicavano, probabilmente, i differenti ceti sociali. Il corpetto si allacciava nella parte anteriore, terminando in una sacca a forma di triangolo rovesciato. Curiosi sono anche i cappelli. A renderli originali, i lacci composti da cordoncini, di tonalità diverse a seconda delle occasioni. Una lunga tradizione conserva intatte l’arte del tombolo e l’oreficeria.

Il mio pensiero riannoda quei lacci al lago disteso nell’Alta Valle del fiume Sagittario, fra Scanno e Villalago. Allo scorrere dell’acqua fra pietre levigate dalla natura e piante verde smeraldo. Percorro il ponticello di legno per ritrovarmi davanti a un gruppo di anatre selvatiche che gioca con i riflessi. È il lago naturale più grande d’Abruzzo, creato da una frana del Monte Genzana. Dal belvedere di Frattura Nuova sembra assumere la forma di un cuore. Non è raro che la sua superficie, nei periodi più freddi, geli completamente. Prospiciente allo specchio d’acqua, sorge la chiesetta dell’Annunziata o della Madonna del Lago, in passato meta di pellegrinaggi per la guarigione da particolari malattie della pelle.

Intreccio ancora un po’ i ricordi per tornare alla realtà. In fondo anche questo è viaggio. Andare indietro nel tempo per rivivere i luoghi. E provare a sentire di nuovo il loro respiro. In attesa del treno. Svuotando i bagagli per prepararli ad accogliere altre emozioni. Mentre la scrittura fissa per sempre quegli attimi.

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LIBRI

Il mio vendèe Globe

"Il mio Vendée Globe" di Inbar Meytsar - Effemme, 2008

In viaggio con l’asino

"In viaggio con l’asino" di Andrea Bocconi e Claudio Visentin - Guanda, 2009



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