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Santuario della Verna, mistico silenzio - foto : La grande croce del Santuario della Verna © Gunnar Bach
La grande croce del Santuario della Verna © Gunnar Bach

Santuario della Verna, mistico silenzio

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L’autunno è la stagione più bella per un viaggio in Casentino quando i boschi di abeti, pini e frassini cominciano ad infiammarsi di una gamma di colori gialli e rossi che dilagano nella splendida collina toscana.

Un’aggregazione convulsa di rilievi, pievi romaniche, castelli, eremi. Fasce boscose si susseguono a prati, vigneti mentre torrenti rapidi si distendono nel piano tra lunghe file di pioppi incontro all’Arno.

E’la valle che ispirò Dante esule a Romena e a Poppi. E’ la montagna che infuse a Francesco, l’amore per tutte le creature. Proprio nello splendore della natura del Parco delle Foreste Casentinesi dove ricevette le stigmate. Asprezza della roccia scoscesa dell’Appennino tosco-romagnolo.

La Verna, un’isola emergente tra i monti. Un enorme bastione di roccia grigia e perpendicolare sospesa come se una forza soprannaturale la sostenesse.

E’ quel “crudo sasso infra Tevere ed Arno” che Dante descrive nella Divina Commedia. All’epoca, un luogo selvaggio e inabitabile. Profonde aperture dei macigni, antri e caverne. Il bosco che tutto nasconde e poi rivela. Ancor prima che nel Santuario della Verna, il misticismo si respira nella natura stessa, nella foresta, nella nuda roccia, nelle forme insolite dei monti, nel freddo delle grotte. Sulla mulattiera che sale fino al luogo sacro.

Alla gigantesca fortezza naturale si accede anche dal piccolo gruppo di case, La Beccia, ai piedi della rupe. Il sentiero s’inerpica trasformandosi poi in una ripida strada selciata. Sulle orme dei pellegrini di mille anni fa, a metà strada, si trova la cappella degli Uccelli.

I “Fioretti” narrano che quando Francesco visitò per la prima volta il monte della Verna fu accolto da uno stormo di uccelli che con batter d’ali indicavano allegria. Tale fu la gioia che il frate vi costruì alcune celle per sé e per quei pochi religiosi che lo seguivano.

La luce filtrata dagli alberi illumina i luoghi cari a San Francesco fino all’ingresso del Convento. Sotto un grande arco di pietra sono incise le parole “non est in toto sanctior orbe mons”, “non esiste monte più santo al mondo”. Nel piazzale spicca una grande croce di legno, piantata nella roccia. Oltre c’è il vuoto. Cupi nembi temporaleschi contrastano col verde dei boschi. Dardi di sole filtrano da squarci d’azzurro del cielo che rendono ancor più selvaggio un paesaggio già di per sé incredibile.

Dallo slargo si entra nella cappella di S.Maria degli Angeli o”chiesina antica” fatta costruire da san Francesco nel 1216 dove all’interno si trovano le terrecotte smaltate di Giovanni e Andrea Della Robbia. Fuori corre un corridoio chiuso da vetrate che portano alla cappella delle Stimmate, luogo che vide il santo ricevere il divino supplizio. Da qui una porticina si apre sulla buia e fredda grotta dove Francesco riposava sulla nuda terra del macigno.

Poco lontano si stacca uno stretto passaggio all’aperto, affacciato nel vuoto. Da un lato la robusta roccia, dall’altro una ringhiera. Proprio qui, Francesco fu tentato dal demonio mentre pregava. Il santo s’appoggiò alla parete e questa lo accolse facendogli posto.

All’interno del complesso religioso molte altre cappelle, chiostri e oratori, oltre al convento dove vivono i frati francescani. Ma ciò che tocca l’anima è la discesa nella parte sotterranea, e la drammatica natura che accoglie il Sasso Spicco.

Ci si trova dentro un antro umido, freddo, buio, ricco di licheni. Circondato da rocce incastrate c’è un enorme macigno accostato alla montagna lungo tredici metri e alto undici, che poggia per due metri su un altro masso. Qui Francesco si raccoglieva in meditazione.

Al tramonto, il silenzio è totale alla Verna. Ultime lance di luce trafiggono i pensieri, mentre falchi e poiane planano nel vento che solletica le foglie d’autunno facendole cadere nel trambusto di creste dirupate. Dal piazzale deserto ai piedi di quella cruda croce si respira la natura mentre lo sguardo si perde nel panorama che abbraccia il Casentino coi suoi picchi mistici e guerrieri. I borghi, le castella, le terre, i boschi.

I rintocchi della campana del chiostro scuotono l’anima. Qui dove tutto è silenzioso e immobile. La secolare foresta, l’Arno che segna la valle, i paesi inchiodati alle colline. Uno spettacolo solenne e senza tempo. Oltre ogni dimensione terrena.

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LIBRI

Il sentiero degli dei

"Il sentiero degli dei" di Wu Ming 2 - Ediciclo Editore, 2010

Nessuno lo saprà

"Nessuno lo saprà (Viaggio a piedi dall'Argentario al Conero)" di Enrico Brizzi - Oscar Mondadori, 2006



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