Hai ripreso un po’ di fiato dopo la lunga discesa per le scale. Ti sei appoggiato al muretto in pietra e hai lanciato lo sguardo sugli spazi del Lago Maggiore davanti a te. La calca di turisti che scalpitano per entrare si è diradata. Il sole energico nel cielo di luglio non accenna ad assopirsi.
Percorri la balaustra che unisce l’ingresso all’Eremo con la chiesa. Le grandi arcate sezionano la bellezza delle acque in forme arrotondate. Ti fermi. Senti voci celestiali uscire dall’edificio sacro. È in corso la messa. Per venti minuti dovrai attendere ancora, seduto a terra, vicino al cancello.
Il via vai di turisti che arrivano fino al cartello che dice di aspettare, leggono e tornano indietro quasi ti ipnotizza. Vaghi con la mente. Torni al beato Alberto. A quando, dopo anni di vita da eremita, decise di costruire il primo embrione di quello che si svilupperà nell’Eremo d’oggi.
Quando l’epidemia di peste ad inizio 1200 raggiunse le rive del Lago Alberto decise di fare qualcosa. Ribadendo il suo primo voto, quello di vivere da eremita e costruire una chiesa in onore di Santa Caterina, iniziò ad edificare la casupola che hai davanti.
Si perché nel frattempo la messa è terminata e sei entrato. Hai percorso la navata laterale e ora posi la mano sulla pietra fredda della piccola cappella originaria. Di fianco, quasi sorridente, c’è lui.
Lo scheletro di Alberto da un senso si pace. Sembra solo assopito, in attesa di rialzarsi quando tutti i turisti avranno lasciato la sua grande opera.
Un frate raduna le persone presenti in quel momento e nel brusio generale inizia a spiegare. «Quella che oggi vedete come una chiesa unica in epoca medievale era divisa in tre chiesette adiacenti, ognuna dedicata ad una figura differente. La prima, come tutto l’Eremo, a Santa Caterina, la seconda alla Madonna e l’ultima al sacro cuore di Gesù».
Non solo il beato Alberto, con la sua opera, volle ringraziare Santa Caterina. «Anche gli abitanti dei paesi qui intorno, in epoca medievale, edificarono la prima chiesa, quella che oggi corrisponde alla zona dell’altare, per ringraziare la Santa di aver liberato queste zone dalla presenza dei lupi che, ai tempi, decimavano le greggi».
Dai un’ultima occhiata intorno. Noti l’affresco più antico di tutta la costruzione raffigurante proprio l’Eremo visto dal lago. Percorri la stessa strada a ritroso e all’altezza del corridoio alzi lo sguardo.
C’è dipinta in alto una Danza macabra: il modo che aveva la chiesa di incutere timore ai propri fedeli. “Guardate cose vi accadrà se in vita sarete peccatori” era il messaggio dei dipinti. Ma se il frate, intimorito, avesse spostato lo sguardo sull’infinito del lago che aveva a fianco avrebbe capito che non c’era tempo, non c’è tempo, di avere paura. Il Paradiso è adesso. Basta saperlo trovare.





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…le cose troppo evidenti molto spesso passano inosservate…
Complimenti vivissimi all’Autore
(Oviamente mi riferisco a…adesso).
Ciao Caterina, credo di essere io l’autore al quale ti riferivi nel commento. Quindi grazie, Santa Caterina del Sasso e’ davvero un posto speciale, la vista sul lago impagabile. Consiglio a chi puo’ di andarci primo o poi. A presto, Fabio