“Da qui non posso scappare”. Fu questa la prima cosa che pensai, seduta nella corriera. Ricordo come se fosse ieri, eppure sono gia passati due anni, la prima volta che andai a San Martino. Il viaggio sembrava non finire mai, forse anche per l’ansia che avevo dentro, ero eccitata all’idea per il mio primo lavoro dopo la scuola, non comunque il primo in generale.
Ero sempre e solo stata al mare e per me era ormai troppo scontato; ma la montagna, la montagna è qualcos’altro, custodisce un qualcosa di diverso, di romantico, di tenero e misterioso, sopratutto se tu soffermi a guardarla di notte.
Le montagne altissime che racchiudono questo piccolo e magico paese, sembrano inghiottirti. Mi è capitato, girovagando di notte, di porgere il mio sguardo alle Pale di San Martino, passano alcuni secondi se inizi a guardare dal fondo fino alla cima e sembra che questa non arrivi mai. Mi sono sentita come se fossi dentro una enorme scatola aperta che mano mano si va a chiudere verso l’alto.
Così lontana da casa mia, eppure cosí vicina al mio cuore oggi. Piccolo paese, tanti alberghi, alcuni ristoranti, una discoteca e due o tre pub, uno dei quali è stato il mio rifugio nelle serate semplici, quando ti fermi a prendere un tè o un punch all’arancio; e in quelle diverse, quando ordini 12 assaggi di grappe, poi la musica sale e si comincia a ballare sui tavoli con gente che non conosci e che forse non rivedrai mai piu’.
Per quanto piccola e per quanto possa sembrare insignificante a prima vista, San Martino ha qualcosa da offrire a tutti. Non solo a livello turistico. A me ha dato, ha dato tanto: la pace, la calma, la riffessione e l’amore. Ma questa è la mia intima esperienza. In generale, è la meta perfetta per una settimana bianca.
Per i più piccoli c’è il Family Fun program. Per il giovani e gli adulti, San martino fa parte dei 450 impianti di risalita e dei 1200 kilomtri di piste, “ targate” Dolomiti super ski, e ha cinque impianti tra cui: Tognola, Colverde con la cima Rosetta, Ces, Passo Rolle, e il campo scuola Pra’ delle Nasse, tra questi si mescolano piste tra baby, blu, rosse e nere. Per quelli cresciuti un po di più, passeggiate tra i bosci o parchi.
La foresta dei violini situata tra la Val di Fiemme e la Val di Primiero, nel cuore del parco di Paneveggio, è di certo la più conosciuta. E’ qui che nascono gli abeti rossi più invidiati nel mondo per la loro capacità di risonanza. Dal 1600, nel periodo che va da ottobre e novembre, ovvero quando nel tronco scorre meno linfa, i liutai cremonesi vi si recano, per scegliere il legno migliore.
Si dice che Antonio Stradivari si aggirasse di persona tra la foresta, albero per albero alla ricerca di quelli migliori per i suoi violini: 120 ne costruì e oggi se ne conoscono all’incirca 500, inutile dire che non hanno valore. In luglio i migliori violinisti al mondo si esibiscono in concerto, uno tra questi è stato il grande Uto Ughi.





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