Un po’ Siena. Un po’ Certaldo. Un po’ Monteriggioni. Ma nessuna come lei. San Gimignano, uno dei simboli medievali della Toscana. La si riconosce fin da lontano, quando le torri medievali ti richiamano, e non si può che seguire la strada, lasciare la macchina fuori dal borgo storico, ed entrare. Scoprendo questa realtà dalle antiche origini etrusche, e sorta su una delle direttrici della Via Francigena.
Oltrepassato il Bastione San Francesco, e passato per Porta San Giovanni, tra docili sali e scendi ci metto poco ad arrivare nella triangolare piazza Cisterna, antico luogo per mercato e feste. Da qui si può ammirare una grossa fetta del paese. La torre di palazzo Pellari, Palazzo Tortoli, Palazzo Razzi e le torri gemelle degli Ardinghelli. C’è anche una vera di pozzo in travertino dove i turisti continuano a lanciare monentine ed esprimere i propri desideri.
Quattro giovani turiste d’oltreoceano, che ricordano in piccolo le scatenate protagoniste del telefilm cult Sex and the City, se ne stanno tranquille sotto l’ingresso della Collegiata di Santa Maria Assunta, conosciuta anche come il Duomo di San Gimignano, la chiesa principale della cittadina toscana la cui costruzione risale alla fine del primo millennio. M’incuriosisce quel loro stare in disparte. E soprattutto quei piccoli block-notes che si passano di mano a mano.
E nel passeggiare rilassato, tra aromi di specialità toscane e l’artigianato locale, mi ritrovo ancora in un mondo diverso. Un gruppo di giovanissimi attori sta provando la versione teatrale di Mary Poppins, direttamente dai romanzi della scrittrice australiana Pamela Lyndon Travers. Così per un attimo, ci riesco pure anch’io a volare. Salire e scendere tutt’intorno. E guardare il mondo dalla prospettiva di un sorriso.
Seguo qualche indicazione. Poi, sul calar della luce, mi ritrovo fuori dalle mura duecentesce dove dei cartelli più contemporanei m’indicano il percorso. La passeggiata delle mura. Sono solo. Abbandonato dal resto degli uomini. Un corvo appollaiato non si scompone per la mia presenza. Forse mi ha preparato il sentiero. Forse quando uscirò dal mio peregrinare dantesco vedrò qualcosa d’altro.
Le luci rosee-aranciate iniziano a spalmarsi sull’antica merlatura. Basta spostarsi di pochi centimetri del sentiero, e cambia tutto il panorama. I tetti si rincorrono. Una torre sembra più alta di un’altra e viceversa. Il verde della vegetazione della Val d’Elsa mi culla quasi sospeso.
Continuo il mio giro fuori dalle mura fino a rientrare nella città. I miei pensieri si vanno a unificare con un’inscrizione. “Il 10 giugno 1944 i partigiani di S. Gimignano del 9° Distaccamento divisione Spartaco Lavagnini, in collaborazione con altri partigiani della Valdelsa e con un gruppo della Brigata Guido Boscaglia, liberavano da questo carcere 72 detenuti politici di varie nazionalità condannati dai tribunali fascisti. A ricordo di quanti hanno dovuto soffrire per la libertà di pensiero”.





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