“Dategli, dategli un animale, figlio del lampo, degno di un re presto, più presto, perché possa scappare dategli la bestia più veloce che c’è. Corri, cavallo, corri ti prego fino a Samarcanda io ti guiderò non ti fermare, vola, ti prego corri come il vento che mi salverò.”
Così canta Roberto Vecchioni nella ballata in cui narra la storia di un soldato che, terminata la guerra, cerca di fuggire alla morte rifugiandosi a Samarcanda. Il luogo più ameno della Terra. Nel cuore dell’Asia centrale. In Uzbekistan.
Al confine con l’Afganistan, il Turkmenistan, il Tajikistan, il Kazakhstan, questo Stato, indipendente dal 1991 dal governo sovietico, culla in se oltre duemila anni di storia e Samarcanda è, per eccellenza la città che evoca misticismo e stupore.
Sebbene ricostruita negli anni recenti, Maracanda – questo il suo antico nome greco – è uno dei siti più antichi dell’Asia centrale. Probabilmente risale al V secolo a. C.. A quattro ore di auto da Tashkent, capitale uzbeca.
Alessandro Magno stabilitosi in questa zona, elogiò la città in tal modo: “Tutto quello che ho udito di Marakanda è vero. Tranne il fatto che è più bella di quanto immaginassi”.
Purtroppo di tanta bellezza, oggi resta poco rispetto al passato anche a causa delle scorrerie del condottiero mongolo Gengis Khan. Mirabile è il Registan, un complesso di tre magnifiche medressa ricche di maioliche e mosaici azzurri che, sotto il sole inclemente dell’estate uzbeca (la temperatura varia dai 50 gradi a giugno ai 40 ad agosto) scintillano come oro.
Il Registan, che in lingua tagika, la più diffusa a Samarcanda, perfino rispetto all’uzbeco, vuol dire “luogo sabbioso”, si staglia davanti al visitatore in maniera imponente. Tre edifici, due laterali e uno frontale, dritti verso il cielo a confondersi con il suo azzurro e al centro di questa piazza un ampio spazio verde.
L’accesso ai minareti è vietato, ma con pochi sum, la moneta locale, elargiti ai poliziotti su loro stessa proposta, questi chiudono un occhio. Dall’alto dei circa 33 metri dei minareti, si può ammirare l’intero piazzale del Registan come se ci si trovasse sul tetto del mondo.
A colorare, se ce ne fosse bisogno, il tutto, ecco che ovunque – nel senso letterale del termine – compaiono bancarelle di insistenti venditori. L’artigianato locale offre le medesime cose in ogni remota località dell’Uzbekistan.
Dalle preziose sete, ai tappeti, ai tessuti suzani realizzati a mano, dalle sciarpe di pelo di cammello alle ceramiche, dalle profumate spezie ai gadget di sicura derivazione cinese.
E in questo luogo conosciuto come la via della seta, la produzione del filato è ancora un lavoro a domicilio, svolto dalle famiglie, soprattutto dalle giovani donne, e la maggior parte dei bachi da seta è allevata dagli agricoltori nelle proprie case. Così era nel IV secolo. Così è adesso.
Passeggiando per Samarcanda ci si immagina uno dei percorsi compiuti dai carovanieri che commerciavano in tessuti, spezie attraversando l’Asia e giungendo fino a Costantinopoli e da lì in Italia.
A nord est del Registan sorge la Moschea di Bibi Khanym, moglie cinese dell’emiro Amir Timur, ovvero Tamerlano (1336-1405). La leggenda vuole che la donna, per fare cosa gradita al marito, assente per un lungo viaggio, ne ordinò la costruzione in tempi molto celeri.
L’architetto che sovrintendeva i lavori, innamorato di Bibi Khanym, accettò di terminare l’opera prima del ritorno di Tamerlano solo in cambio di un bacio sulla guancia. Nonostante la ritrosia, la donna accettò, ma il suo bacio lasciò un segno indelebile sul volto dell’uomo.
Al suo rientro, Tamerlano, scoperto il fatto, giustiziò l’architetto e ordinò alle donne di indossare il velo per non tentare gli altri uomini.
Il viale delle tombe, l’osservatorio del nipote di Tamerlano, le moschee sono ciò che Samarcanda propone a chi le fa visita. Ma da non perdere è, soprattutto il mercato cittadino, a pochi passi dal centro, dove, a qualsiasi ora, regna sovrana la frenesia.
Qui gli odori penetrano fin nella pelle lasciando addosso la sensazione che l’aria sia impregnata di spezie.
“Per la bramosia di conoscere ciò che non dovrebbe essere conosciuto, percorriamo la Strada Dorata che porta a Samarcanda”. Dai versi del poema di James E. Flecker “The Golden Journey to Samarkand” del 1913.





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Il testo del brano “Samarcanda”, riportato nell’articolo, non è corretto (“figlio del lampo” e non “del tempo”, ” ti guiderò” e non “ti griderò”): più attenzione per il grande Vecchioni, per favore. .
Grazie mille Luca per la segnalazione e di permetterci di migliorarci. Abbiamo subito corretto il testo citato dalla splendida canzone.
Buongiorno,
bell’articolo!
…sono stata catapultata in una “fiaba” antica…ho percepito i profumi e i suoni di un “mondo” lontano…
Che dire…che mi piacerebbe molto andarci…
Ma per ora mi “sazio” leggendo i reportage di avventurosi appassionati…
Buona giornata a tutti!!!
Samantha
Bellissimo articolo, mi sembra di vedere il soldato per le vie di Samarcanda mentre scappa dal suo destino, sicuramente ne è valsa la pena vedere questa splendida città prima che la nera signora lo raggiungesse.
E naturlamente, Grande, Immenso Vecchioni !
Ciao Olga, ti ringrazio molto per il tuo apprezzato commento!
Mi auguro che il soldato di Vecchioni abbia avuto modo di visitare Samarcanda, perchè la zona del Rejstan è davvero un sogno, sebbene ricostruita. I colori degli edifici sono di un azzurro così intenso da brillare sotto il cocente sole estivo! Ti auguro di andarci un giorno!
Bello! non avevo mai valutato un viaggio in quelle zone ma il tuo articolo ispira proprio. Bello l’articolo e bella la foto.
Grazie Silvia. Ti auguro di visitare presto Samarcanda!
SONO UN APPASSIONATO DI VIAGGI. VORREI TANTO FARE UN VIAGGIO COME QUELLI CHE FAI TU,VORREI SAPERE SE é POSSIBILE FARE UN VIAGGIO INSIEME A TE. NELL ATTESA
DI UNA RISPOSTA UN PARTICOLARE SALUTO DA SILVANO DELLA PROVINCIA DI CT.
Ciao Silvano. Grazie, 6 gentile. Mi fa piacere che l’articolo ti sia piaciuto!I viaggi che, solitamente, faccio sono suggeriti da una sorta di tour operator….che, forse già conosci. “Avventure nel Mondo”. Puoi sbirciare sul sito, ci sono molte opportunità di viaggio…..Ti anticipo che si tratta di viaggi all’avventura, spartani, dove ci si deve adattare all’imprevedibile e,spesso alla mancanza di comodità!Ma è il genere di viaggio che mi piace!
Carissima Monica, grazie per avemi risposto, e grazie dei suggerimenti che mi dai. Sai io da quache anno mi sono messo a correre, e ho imparato una cosa molto importante, cioe’ non sottovalutare mai l’avversario,o le persone che non conosci. carissima Monica,l’anno scorso o partecipoto alla maratono di New York, con un buon tempo,sono contento di aver fatto questa esperienza, una delle tante. Cara Monica mi sono permesso di sciverti perche volevo fare un giaggio un po particolare, da tempo desidero fare il viaggio che a fatto marco Polo, cioe’ la via della seta. Cecavo qualcuno che fosse intteressatoa a questo viaggio, o allo yemen,o giaggi similari. Per quando riguada l’adattamento non ci sono problema faccio parte del C.A.I. club alpino ittaliano. Si e’ fatto tardi, ti aguro una buona notte,e se ci risentiremo ti faro’sapere le mie esperienze se vuoi! Ciao a presto Silvano dalla provincia di CT.
Ciao Silvano,complimenti x la bella esperienza a New York. Credo che sia davvero un evento unico quello a cui hai partecipato e non da tutti!Anche a me piacerebbe molto attraversare l’intera via della seta, ma, x fortuna o x sfortuna, devo fare i conti con i miei giorni di ferie e permessi “canonici” che non sono sufficienti x un viaggio del genere a cui, a mio avviso, bisogenerebbe dedicare tempo!Lo Yemen mi alletta molto, ma x ora lo accantono x questioni di sicurezza!Al momento non ho ancora deciso il prox viaggio. Di solito stabilisco la meta all’ultimo momento!Ti auguro di emulare presto Marco Paolo (se non erro sul sito di Avventure nel Mondo c’è proprio un viaggio con un titolo che richiama Polo)!Grazie ancora x i tuoi messaggi.
Ciao Monica, grazie per il suggerimento.io desideravo fare questo viaggio con qualcuno che gia’ l’avesse fatto. Anche io ho problemi di ferie. Ma non fa niente, chisa’ s’e’ un giorno ci possiamo arganizzare e realizzare qusto viaggio. Silvano