La Plaza Mayor di Salamanca, di notte, è un luogo magico. Si riempie di giovani studenti in cerca del proprio destino, di turisti a caccia di foto, di persone sedute ai lati della piazza a bere qualcosa, a raccontarsi la vita. È un luogo libero. Ci si siede per terra senza paura. Si canta in attesa di capire cosa porterà questa nuova nottata di stelle.
Guardi le luci arancio che illuminano lo spazio intorno a te. L’ombra si posa silenziosa sui palazzi dorati, ne definisce i contorni e la fisionomia. Ti fermi al centro del quadrato. Fai come un giro su te stesso. Ti senti lontano da lì, ti senti in ogni cosa che ti sta intorno.
Penetri nella bellezza circostante. Poi guardi i tuoi amici, le tue amiche: parlano, sorridono, vivono. Sono liberi, siamo liberi. Adori quell’istante lontano dal mondo, in osservazione. Loro non lo sanno, ma li stai amando profondamente perché rappresentano la tua libertà profonda.
Esci dalla piazza, mentre nell’aria s’è già diffusa una musica vaporosa, come un profumo sottile. Riprendi la via che ti porta alla cattedrale. Alzi lo sguardo. La luna accarezza con la sua luce di latte i pinnacoli più alti, s’è messa in posa per te, in quell’angolo perfetto. Le fai una foto allora: fermi quell’istante.
Dai bar escono le grida di gioia, a volte forzata, degli studenti che bevono, bevono, per superare il limite. Forse non sanno delle gioie estreme e normali che la vita ti sa regalare anche senza sostanze che influiscano sul cervello. Forse hanno solo bisogno di tempo per provare chi non sono, lanciandosi subito dopo alla ricerca di chi saranno. Forse.
Ti siedi, di nuovo, di fronte alla porta dell’università vecchia. Hai sentito parlare della tradizione della rana. Tra i milioni di dettagli scolpiti sul portale c’è una piccola rana nascosta. Chi riesce a trovarla per primo guardando la porta sarà fortunato. Ci tenti, stai lì una buona mezz’ora a sforzarti. Poi vedi una cosa che potrebbe essere una rana. Ma il velo della notte non ti fa essere sicuro della tua scoperta al cento per cento.
Sempre da lì, seduto ai piedi della statua, guardi le pareti alte alla tua destra, dietro di te. Ci sono ancora accennate delle lettere rosse, scritte in epoca antica con sangue di toro. Era un’altra tradizione legata alla città. Immagini la gioia degli studenti nei secoli passati che, una volta laureati, correvano a imprimere il proprio nome con il sangue di un animale così simbolico e importante per tutta la Spagna.
Ti alzi. Riguardi l’anfibio. Si, dev’essere proprio quella. Cammini lento, per vie diverse, tra le case della città dorata. Ti riporti dove tutto era cominciato, e dove tutto terminerà. Le luci, i balconi in ferro, la facciata del palazzo comunale, la bandiera spagnola spinta dal vento, i movimenti, gli sguardi, le idee, i nuovi sentimenti che nascono: la Plaza Mayor, di notte, infonde magia ai tuoi pensieri. Da una prospettiva nuova ai sogni che sono già qui, perché ora è già domani.





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