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S. Caterina del Sasso: dove lo spirito urla 1 - foto : L’Eremo di Santa Caterina del Sasso © Fabio Castano
L’Eremo di Santa Caterina del Sasso © Fabio Castano

S. Caterina del Sasso: dove lo spirito urla 1

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Scendere i primi dei 268 scalini che portano all’Eremo di Santa Caterina del Sasso è come battere i primi tasti di questo articolo: hai una vaga idea di dove andrai a finire anche se sai che le sorprese non potranno mancare. Scendi con ritmo costante sotto l’arsura del pomeriggio torrido. Incroci e intessi sguardi con i turisti che hanno già vissuto il luogo e se ne stanno andando. Cerchi di rubare dei commenti visivi. Immagini già qualcosa dalla luce dei loro occhi.

Vedi gli scavi nella roccia a fianco. Lì nel giro di qualche mese, entro la fine del 2009, ci sarà l’ascensore che porterà i visitatori a questo gioiello del Lago Maggiore con molto meno impegno e più rapidità. Ma si sa, i gioielli bisogna conquistarseli: una goccia di sudore scivola in verticale sulla guancia e ne segue la curvatura morbida. Siamo vicini, di nuovo, all’emozione sottile che il viaggiatore prova quando arriva nel posto che stava cercando. Un rullo di tamburi e poi quell’attimo di silenzio. Lo sguardo su tutto. Su niente.

Lo spazio che precede l’ingresso all’Eremo è fatto di sassi e rocce. C’è una balaustra oltre la quale la vista si inizia a perdere nella vastità della bellezza. Nel lago verde e pacifico sembra ci sia una battaglia navale quel pomeriggio. Navi di dimensioni diverse si muovono guardinghe, studiano la posizione delle altre, creano un reticolato sullo specchio d’acqua che le sostiene. Ridai confini di logica ai tuoi pensieri scattando una foto. Ti addentri nello spazio sacro e silenzioso.

Quello che ti fa sognare di questo posto, oltre all’evidente magnificenza naturale, è la leggenda che lo creò. Ci pensi avanzando lungo il corridoio a picco sulle acque lacustri. Rivedi Alberto il beato vivere per 35 anni in una grotta scavata nella roccia, qui accanto. Completamente solo. Meglio: senza uomini intorno. Con la più grande compagnia che si possa chiedere, quella di Dio.

Alberto era un mercante capace e spesso senza scrupoli: oggi si direbbe un usuraio. La legge del guadagno economico indirizzava la sua vita. Fino al giorno in cui Dio lo mise alla prova per fargli capire chi realmente voleva essere in questa vita terrena.

Una notte accadde che Alberto stesse attraversando il Lago Maggiore dalla sponda piemontese a quella lombarda con una nave carica di merci e un manipolo di compagni. Un segno divino sotto forma di tempesta li sorprese. Fu un disastro. La nave andò distrutta, la merce persa. Ma quello che più conta: i marinai di Alberto morirono tutti. Lui, nel mezzo della tormenta, chiese la possibilità al cielo di rimanere ancora in vita per fare della sua esistenza un messaggio agli altri.

Fece anche un voto a Santa Caterina. Le promise che avrebbe costruito in suo onore qualcosa di speciale proprio in quel punto del Lago. Alberto fu l’unico a salvarsi. Scosso nel profondo da questo fatto sentì le corde della sua spiritualità vibrare sempre più forte. Qualcosa di più grande c’era, c’è, ci sarà. E lui voleva urlarlo al mondo.

Quell’urlo si tradusse in 35 anni di vita da eremita, in una grotta nella roccia qua attorno. Ma soprattutto nel capolavoro partorito dai secoli dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso. Stai per entrare tra le mura della costruzione e un filo di emozione si insinua tra i tuoi pensieri di pace, proprio in quell’istante.

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1 commento a “S. Caterina del Sasso: dove lo spirito urla 1”

  • caterina alle ore 12:10 pm scrive:

    Qualsiasi commento sarebbe fuori “luogo”.
    E’ la bellezza che domina intorno e a lei ci si abbandona, semplicemente.
    Grazie.

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