Roma, piazza Navona, scorcio natalizio © Luca Ferrari
Pistoleri di cenere. Sfingi. Artisti di strada. Uomini-bolle di sapone. Statue argentate che stringono la mano. Qualche altra creatura, e lì in mezzo, c’è anche Babbo Natale. Sono i tanti volti che in questi giorni stanno affollando Piazza Navona, a Roma. Sempre più globale. Antico e moderno centro di mille culture.
Non è certo la prima volta che bazzico la capitale ma si sa, l’orientamento non è una scienza esatta. Soprattutto il mio. Così, dopo aver avuto la mia meta sotto il naso (alla mia sinistra) per qualche minuto abbondante, più che alle indicazioni ricevute, mi affido all’udito che ancora non fa cilecca, e un frastuono festante mi porta a destinazione.
Neanche fossi entrato nello spettacolo del Dott. Parnassus dove si passa da un mondo a un altro con qualche semplice passo, superata qualche coltre umana, mi ritrovo nelle celebre piazza romana, in mezzo a colori di un popolo in miniatura conteso fra leccornie, pacchi regalo, palloncini raffiguranti i soggetti più strani, foto ricordo.
Piazza Navona. Proprio lei. Quella tanto celebrata dal cantautore romano Antonello Venditti (e da poeti di tutto il mondo). In origine era lo stadio di Domiziano, voluto dall’omonimo Imperatore, e utilizzato per le gare di atletica (nulla a che vedere con gli spettacoli cruenti che si svolgevano nel Colosseo).
A Roma succede questo. Accanto allo shopping natalizio, si può fare lezione di storia dell’arte. Come non restare folgorati dalla maestosa Fontana dei Quattro Fiumi, al centro della Piazza, realizzata dal grande scultore napolteano Gian Lorenzo Bernini? Curiosa la presenza dell’obelisco, arrivato direttamente dalla Via Appia.
Enormi ciambelle intanto, che farebbero la gioia di Homer Simpson, attirano orde di bambini affamati. I più grandicelli invece si dilettano col tiro al bersaglio per (magari) vincere qualche bel presente. Statuine di presepi e befane su scope volanti agghindano altri stand. Per fortuna che alla fine vedo anche Babbo Natale con le sue renne (finte), sennò cominciavo a pensare di aver sbagliato periodo dell’anno.
Quel poco di sole che stava inneggiando una battaglia nel cielo, alza bandiera bianca con il facile buio. Il ruggito di una moto di una vicina strada mi appare così affine a quello di un felino, ai tempi dei gladiatori nell’Antichità. Anche allora i mercanti affollavano le vie con i loro prodotti. Oggi, non è cambiati poi tanto. Forse solo l’abbigliamento e “un po’” di tecnologia.
"In viaggio con Kapuściński Dialogo sull’arte di partire" di Andrea Semplici - Terre di Mezzo, 2010
"L'amore a Londra e in altri luoghi" di Flavio Soriga - Bompiani, 2009

Da Malga Ciapela fino quasi a toccare il cielo, e poi scendere giù. Un ultimo tragitto con le gambe nel vuoto da Capanna Bill, per guardare più vicino il colosso della Marmolada, e le acque gelide del lago Fedaia.

Veneto montano. Nel cuore della provincia di Belluno. Come al cancelletto di partenza di una gara olimpica. Gli sci pendono verso la discesa, e via. Si comincia sulle piste del Ciamp d’Arei.

Una notte passata a mirare le stelle a Bosco Verde, delicata frazione di Rocca Pietore (1143 m.) nell’alto Agordino bellunese, prima di lanciarsi sopra le neve, in mezzo alla natura dolomitica.