Non immaginereste mai che all’interno del perimetro del raccordo anulare si trova un unico castello: il Castello della Cecchignola. Si tratta di una tenuta immersa nel verde riportata agli antichi splendori dai recenti restauri. Nel corso dei secoli fu di proprietà di importanti famiglie aristocratiche romane.
Lo scorgo da lontano mentre percorro il viale monumentale che ad esso conduce. Si respira un’aria di primavera qui. In aperta campagna. Tra odori di erbe e fragranze floreali selvatiche. Mi trovo in un angolo silenzioso del territorio romano. La mia mente allontana il pensiero dal traffico incessante della capitale e dal suo trambusto.
Mi immergo nel complesso. La corte più esterna delle due che lo compongono contiene una piccola chiesetta. Le sue decorazioni richiamano il gusto barocco e quello neoclassico. Un silenzio mi avvolge placando d’improvviso la mia mente.
Fortificazione medioevale. Nella corte più ampia, mi spiega l’attuale proprietario che gentilmente mi accompagna nella visita, si ergono il casale e la torre merlata che nella parte finale in mattoni giallastri conserva intatto il nome di una storica casata romana: i Torlonia. A circondare il castello le mura di cinta.
Di proprietà del monastero di S.Alessio sull’Aventino in epoca medioevale, nel 1458 venne acquistato dal cardinale Bessarione e in seguito dalla famiglia Margani. Dopo una breve proprietà di Tiberio Ceuli, il castello fu venduto al cardinale Maffeo Barberini (il futuro papa Urbano VIII)). Un passato nobiliare. Splendida tenuta papale. Nel 1617 passò al cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote del papa regnante Paolo V. Sempre nel corso del XVII secolo divenne proprietà del cardinale Pamphjli e nel XIX secolo fu un acquisto del Vaticano.
In questo luogo il papa Leone XII trovava riposo dai suoi impegni pontificali. Nel 1832 la Camera Apostolica cedette però la tenuta ai Torlonia di cui si conserva lo stemma in marmo e piombo in diversi angoli del complesso. Austeramente decorati gli appartamenti papali dagli affreschi di Annibale Durante (XVII sec.).
Apprendo con interesse che in questa antica residenza ha sede dal 2006 la storica Università dei Marmorari. Qui ancora oggi vengono insegnate le tecniche del mestiere tramandate dai magistri di quella che oggi può essere considerata a tutti gli effetti un’arte scultorea. Fu nel lontano 1406 che i componenti della già esistente corporazione medievale resero ufficiali le loro regole firmando il primo Statuto dal titolo Statuta Universitatis marmorarium et sculptorum urbis.
Aguzza la mia curiosità la storia legata ai maestri Marmorari. Di grande fascino le origini del mestiere e dei suoi segreti. E’ questa una tradizione antichissima che affonda le sue radici nella Roma imperiale, epoca in cui si diffuse la moda del marmo bianco e colorato. Le residenze imperiali e senatoriali vennero abbellite con i marmi provenienti dalle cave marmoree di tutto il mondo. Tra desiderio di opulenza e affermazione del rango sociale di appartenenza.
Durante i secoli bui dell’Alto Medioevo in cui i saccheggi e le depredazioni la fecero da padrone, il ruolo dei Marmorari Romani fu di esemplare importanza. Il riuso dei marmi in circolazione da parte dei Cosmati (epiteto con cui venivano denominati gli artigiani dal nome Cosma molto diffuso nelle loro famiglie) permise di tenere in vita le tradizioni legate alla lavorazione di questo materiale.
Le rovine della Roma antica si trasformarono in cave all’aperto. E fu così che i marmi delle antiche terme imperiali divennero per esempio ornamento per eleganti fontane. Le rotae (tondi in marmo) andarono ad impreziosire i pavimenti delle chiese. La Basilica dei Ss.Quattro Coronati ne è un esempio oltre ad essere il luogo di ritrovo più antico dei maestri Marmorari.
Le tecniche artigianali fino ad allora preservate (si veda l’opus sectile) andarono ad arricchire l’architettura romana durante il periodo della renovatio Romae voluta da Gregorio VII (1073-1085).
E nel corso dei secoli grazie all’opera dei maestri Marmorari fu possibile ornare di meravigliosi capolavori (come i cibori, i pulpiti, le cattedre episcopali, i cori, i portici e i ricchissimi pavimenti), i più rinomati monumenti capitolini, i suoi palazzi pubblici e le sontuose chiese. Il Chiostro della Basilica di San Paolo fuori le mura salvatosi all’incendio del 1823 ci offre un esempio eccelso. Le sue colonne e l’architrave sono interamente in marmo decorati con mosaici di piccole tessere in oro e colori. I particolari in porfido rosso d’Egitto e serpentino rendono a dir poco splendido questo luogo. Eleganza immortale.
Il mio viaggio si conclude tra gli scaffali della Biblioteca del castello (oggi aperta al pubblico). Soddisfo qui la mia sete di conoscenze prima che il mio breve ma intenso viaggio si concluda. Un’ultima boccata d’aria e riprendo la strada del ritorno che mi riporta al tran tran quotidiano della Roma metropoli.






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