Roma, “caput mundi”, offre al suo visitatore una varietà immensa di luoghi da visitare e di esperienze da vivere: musei, chiese, giardini, monumenti millenari e una carica energica senza pari la rendono una città davvero unica.
In un angolo della capitale posizionato al di fuori dei percorsi classici del turismo e molto spesso dalle mappe cittadine, c’è il cosiddetto Cimitero degli Inglesi, o Cimitero acattolico di Roma.
Per raggiungerlo occorre prendere la Linea B della metropolitana e scendere alla fermata Porta San Paolo, nel quartiere di Testaccio, tenendo come punto di riferimento la Piramide Cestia per raggiungerne l’entrata.
Perché visitare un luogo come questo quando ci si trova in una delle città più belle e vive d’Italia? Forse per passare un’oretta lontano dal centro, e da quell’affollamento che dopo qualche giorno può far girar la testa (specialmente in estate, quando si superano i 30 gradi). Forse per leggere i nomi di qualche personaggio a cui ci si sente particolarmente legati, per motivi culturali. Forse, semplicemente, per leggere un libro in un’atmosfera ombrosa e tranquilla.
Il cimitero, datato ufficialmente 1821 ma aperto mezzo secolo prima, venne concepito e costruito per ospitare le tombe di tutti coloro che non si professassero cattolici, con particolare riferimento agli stranieri che si fossero trovati a Roma al momento del decesso o che desiderassero esservi seppelliti.
Fisicamente, il cimitero è diviso in due zone. La prima è letteralmente disseminata di lapidi e statue funerarie immerse nei cipressi, tra angeli di pietra e croci dalle forme bizzarre. La seconda, più simile ad un giardino, fornisce alcune panchine per i turisti.
Entrando nel Cimitero degli Inglesi ci si cimenta a cercare le tombe delle personalità di rilievo che qui sono state seppellite. Gli “Inglesi” per eccellenza sono i poeti ottocenteschi Keats e Shelley, amanti del nostro paese ancora più della loro stesse vite burrascose. I nomi italiani più noti sono Antonio Gramsci e Carlo Emilio Gadda. Seguono poi diplomatici, viaggiatori, soldati, architetti, persone comuni, ciascuno con il proprio angolo di silenzio.
Certamente non siamo al cimitero di “Pere Lachaise” di Parigi, ricolmo di nomi molto più “pop” come Jim Morrison o Oscar Wilde; il vantaggio è che questo luogo riesce a mantenere intatta la sua sacralità, pur accogliendo un flusso sottile ma costante di turisti.
L’atmosfera ovattata di questo posto è resa ancora più bizzarra dalla quantità di gatti (vivissimi e ben pasciuti) che lo abitano. Zampettando tra le lapidi e osservandoti mentre passi, i felini si atteggiano a veri guardiani della zona.
Prima di riprendere la metropolitana e tornare al chiasso vivace del centro di Roma, l’attenzione scivola su un epitaffio scolpito su una lapide che “lascia il segno”, pur trattandosi di un’ode alla leggerezza del vivere. La tomba è quella di John Keats, e la celebre frase è “Qui giace un uomo il cui nome fu scritto sull’acqua”.





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