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Rifugio Larice, delicata Val Pusteria - foto : Rifugio Larice, due freschi succhi di mela © Luca Ferrari
Rifugio Larice, due freschi succhi di mela © Luca Ferrari

Rifugio Larice, delicata Val Pusteria

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Un ampio sentiero circondato da conifere, farfalle, fragole e mirtilli. Duecento metri di dislivello in discesa da Monte Elmo per arrivare al Rifugio Larice (1850 m), in una placida radura nel cuore boschivo della Val Pusteria, nella provincia autonoma di Bolzano. D’un tratto, con un fresco succo di mela tra le mani (e la gola), mi sento l’assoluto padrone del bosco. O al massimo, il suo più fedele discepolo.

Abbandonato il più alto rifugio Gallo Cedrone, questa nuova passeggiata è quasi un passerella dove le star sono alberi, piante e funghi. Le gambe procedono spedite. Anche troppo. Qualche gitante in mountain bike sta invece salendo. Poi il sentiero si apre al rifugio Larice. Il colorito chiaro del legno lascia spazio anche striature più marcate. Fiori rosa e violacei spiccano dai balconi. Teneri coniglietti aspettano le carezze di grandi e piccini.

L’aria di montagna è una calamita per i sapori più caratteristici. Giusto il tempo di sedersi e sfilano alcuni dei piatti più tipici della cucina tirolese. Canederli al formaggio con burro fuso, e il kaiserschmarren, la tipica frittata dolce con marmellata di ribes. Terminato l’abbondante pasto, il prato recalama un lungo assolo di pensieri. Passano nuvole. Immagino figure. Le guardo rincorrersi. Si fermano e ripartono. Uno stormo di massa candida assomiglia a un’astronave dove poter salire e guardare il mondo. Senza frenesia. Con serenità.

Il tempo passa e la strada mi reclama. Mi congedo, non prima di essermi ulteriormente meravigliato dinnanzi ai disegni degli ospiti appesi nella parete interna del rifugio. Pastelli e matite sono infatti a disposizione dei più piccini. Vorrei farne uno anch’io ma sfigurerei dinnanzi ai loro. Mi limito a qualche sospiro.

Imbocco ancora la discesa. Piacevole come la prima parte. Ogni tanto, in occasione di tornanti, taglio in mezzo al bosco. Dalla macchia passo via via a radure e prati. Quelli che si vedono all’andata, dall’alto, in funivia. Adesso sono io lì sotto. A farmi scrutare da tutti quelli che guardano verso il basso.

Nel proseguire mi ritrovo dinnanzi a molti esemplari di quelle “casette” per la raccolta del fieno. Un improvviso passaggio di pioggia mi mette nelle condizione di cercare riparo, e saggiarne la stabilità. In effetti non sono proprio dentro, ma sotto. Le fondamenta sono alte, ed è come stare in trincea. Senza sparare però. Sesto intanto si fa sempre più vicina.

L’ultimo tratto è una scaletta in legno in mezzo al verde che conduce proprio al paese. A pochi minuti dalla stazione della funivia, dove ho lasciato la macchina. La strada, per quanto meno affascinante senza il bosco tutt’attorno, ha comunque il suo perché. Casette ordinate con i balconi ornati con estremo gusto floreale. Il passaggio di una carrozza e cavallo chiude l’affresco altoatesino dove il Giotto di turno mi ha appena collocato.

Quando sta per calare il sipario e il tramonto imporre la sua legge, scorgo un distributore di giornali. Pur con lo spazio per le monete, se qualcuno volesse, potrebbe anche non pagare. È evidente che da queste parti non c’è questo problema. E l’onestà è un valore pari all’indubbio rispetto della natura. Accendo il motore, ma il mio sguardo sale ancora insieme alla funivia. La guardo procedere spedita verso la vetta, salutandola con l’anima un po’ accaldata.

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LIBRI

Diario di un viaggio a piedi

"Diario di un viaggio a piedi" di Edward Lear - Rubbettino Editore, 2009

Tanti viaggi

"Tanti viaggi" di Vittorio Orsenigo - Archinto, 2011



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