Ce l’abbiamo fatta. Dopo un’ora abbondante di camminata, il rifugio A. Berti è stato conquistato. I primi respiri in vetta vanno diritti al panorama circostante, in un turbinio di reminescenze. L’ultima volta che ero salito fin quassù, correva l’anno 1997.
Smaltiti per il momento i doveri d’anima, concedo al senso della vista il meritato trionfo. E iniziano la loro caccia. Dettagli. Qualunque. A cominciare dalla carrucola che arriva fino a valle, per caricare le vivande. Alcuni ospiti della struttura parlano di prossime mete. Altri si stanno rifocillando. Altri semplicemente prendono il sole.
Che vista. Le braccia si allargano senza comando. La prua di un titanico transatlantico non è il solo posto dove potersi sentire il re del mondo. Linee di più orizzonti colorati si rincorrono insieme e s’intersecano, neanche fossero la mappa segreta di qualche messaggio alchemico.
Lo stomaco brontola. La fatica ha messo appetito. Ci sediamo all’aperto e guardiamo il menù. Pietà, pietà per un affamato. C’è di che impazzire: salsicce con polenta, formaggio fuso, affettati locali, wurstel, salsicce affumicate, e l’immancabile strudel di mele.
Abbiamo appena ordinato e già pregustiamo le vivande quando n s’inizia a sentire un rumore abbastanza marcato di velivolo in avvicinamento. Si scruta il cielo, e si vede un elicottero che sta puntando proprio in questa direzione. Possibile?
Ed è proprio così. Un escursionista ha avuto un piccolo incidente (niente di grave per fortuna) verso il Passo della Sentinella. L’elicottero del pronto intervento delle Dolomiti è subito entrato in azione, andando a prendere l’infortunato e facendo poi tappa proprio a pochissime decine di metri dal rifugio.
Una pioggia di vento mista a minuscole frattaglie di terreno s’involano nell’aria per il forte movimento delle pale rimaste in azione anche durante e dopo l’atterraggio. Atterra, riparte e riatterra ancora. E poi sparisce. Lo vedo allontanarsi nel vuoto del cielo con attorno montagne e sotto il verde. Sento ancora le vertigini.
Finalmente si mangia. Certo, fa strano vedersi servire l’acqua in bottiglia quando hai le sorgenti a pochi metri di distanza. Comprendo i costi di gestione (vedi prezzi cibo non troppo economici), però questa proprio non riesco a mandarla giù.
Finito di degustare, ci si concede un po’ ai raggi uv, e si passeggia lì intorno. C’è un librone all’interno d’ogni rifugio (Berti incluso) dove si firma. Si scrive provenienza, data e destinazione. Ma c’è anche un altro modo di firmare. Guardare per credere. Sulle pendici della montagna, sull’erba, i turisti lasciano il proprio nome fatto con le pietre bianche.
Un ultimo sguardo al Passo della Sentinella (ti ho inserita nel mio gps personale), e si parte con la discesa. Si va ovviamente più spediti, ma ci vuole comunque attenzione.
Giunti quasi a valle, l’incontro più desiderato: il torrente Risena, dove concediamo ai nostri piedi svariate e complete immersioni nelle sue freschissime acque. Indescrivibile la sensazione di sollievo.





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