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Rifugio A. Berti (1): la partenza dal Lunelli - foto : Rifugio I. Lunelli (1568 m.) © Luca Ferrari
Rifugio I. Lunelli (1568 m.) © Luca Ferrari

Rifugio A. Berti (1): la partenza dal Lunelli

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Viaggio in montagna. Per chi abita in Veneto o nei pressi, le Dolomiti rappresentano un’attrazione a portata di mano da vivere e godere. Ma attenzione, anche per sudare, ci vuole misura e allenamento. Prima tappa dunque, l’abbordabile rifugio Antonio Berti (1950).

Dopo aver attraversato il Comelico Superiore, si superano in sequenza S. Stefano, Candide, Dosoledo, si carezza Padola di Cadore e si prosegue per la placida “vallata” di Valgrande con prati e bosco a far da cornice. Non ci si può sbagliare. Ci si dirige al rifugio Italo Lunelli (1568 m.), posizionato nell’incantevole conca di Selvapiana.

Finalmente usciti dalla parte circondata dalla macchia, l’impatto con la montagna è di quelli che lascia il segno. Il gigantesco Vallon del Popera si erge in tutta la sua fiera maestosità. Vien quasi l’istinto di fare un inchino dinnanzi al signore roccioso.

E sotto tutto questo, lo spettacolo è mozzafiato. Il verde della vallata puntellata da spruzzate floreali, ospita mucche che pascolano beate. Il formaggio che nasce dal loro latte è una prelibatezza cui le parole, temo non farebbero troppa giustizia.

Abbandonata l’autovettura, si prende subito il sentiero 101. Direzione Rifugio Berti. Non è l’unica meta raggiungibile dal Lunelli. Si può optare per il rifugio O. Sala (2029 m.) (chiuso), oppure arrivare fino al Bivacco Piovan (2070 m.): una sorta di vagone con otto posti letto. L’ideale per chi ama l’avventura, la fatica (è una bella scarpinata) e l’economia.

Si era parlato di Berti, no? Allora partiamo. Si comincia a camminare sul piano. In mezzo al bosco. L’aria mette appetito e incita alla serenità. Verrebbe subito voglia di tornare al Lunelli, farsi preparare qualche robusto panino, e distendersi (o rotolarsi) sull’erba delle radure, e abbandonasi in un rilassante pic-nic.

Ad ogni modo, usciti dal breve tratto boschivo, varie gradazioni di verde colpiscono l’apparato visivo, così come la salita su cui dovremo dar prova di perseveranza. Ma prima di ciò, dobbiamo passare sopra un ponticello (volgarmente, asse di legno) e così attraversare il torrente Risena.

Più saliremo, e più vedremo il Risena uscire purissimo dalla roccia. Il torrente sarà l’amico che col suo gorgoglio ci farà compagnia per tutto il tragitto, raccontandoci le infinite storie di queste montagne. Le lacrime e i sorrisi di chi ci ha preceduto, per arrivare fino in cima. Ed è là che siamo diretti. Al Rifugio Berti. S’inizia a salire.

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