Sembrano stiracchiarsi al sole, fiumi e ruscelli. Acque limpide scendono dalle serras da Freita e do Caramulo per scivolare lungo villaggi dalle case in pietra, granito e scisto colorato. Attraversano valli, colline e vanno verso l’oceano. Sulle spiagge ansiose di bagni.
E’ il regno del Rio Vouga col suo popolino di fiumi, nel Beira Litoral. Là, dove le acque gemono e spasimano, poi si fanno quiete. Il mare spossato si solleva appena e penetra nella terra formando la laguna di Aveiro, a metà strada tra Coimbra e Oporto.
Quaranta chilometri di costa e venti all’interno. Ventaglio d’una mano liquida che circonda isole, penisole, istmi e si colora di tutte le sfumature che possono avere il fiume e il mare per foggiare un lago immobile.
Volano bassi i gabbiani. All’orizzonte la linea azzurra dell’Oceano, poi la striscia di sabbia che luccica al sole e il turchese del Rio Vouga che allarga i suoi tentacoli sulle rive coperte di ciuffi verdi fin sulle cime delle montagne tappezzate di pini.
Silenzioso respiro della “Ria”, ardito acquarello di mille colori. Il bianco del sale ammucchiato in coni sull’orlo delle saline. Geometrie d’ambra che s’illuminano al calar del sole. Il rosso dei fiori sugli antichi balconi lungo i moli. Sfumature di grigio nelle prime ore del mattino quando la nebbia dirada lasciando spazio al blu dell’Oceano.
Un corpo vivo che unisce la terra al mare. Aveiro nel X secolo era un minuscolo borgo di pescatori dominio della contessa Mumadona Dias e già allora viveva di pesca e sale, chiacchiere d’acqua e limacciosi grovigli di alghe.
La prua ricurva e la poppa aguzza, il “moliceiro” scivola nella laguna. Il gigantesco rastrello si tuffa nell’acqua e il corpo si piega nello sforzo di sollevare le alghe strappate al fondo. La vela si gonfia per rientrare nei canali.
Ormeggiati uno accanto all’altro, i moliceiros vanitosi si specchiano nell’immenso specchio liquido. Altera e bizzarra eleganza delle gondole di Aveiro. Decorazioni di sapore popolare, colori vivi a prua e a poppa.
Donne e sirene dalle trecce nere, cavalli al pascolo, contadini e campi di grano s’increspano nell’acqua mossa dalla leggera brezza. Raccontano così la vita quotidiana, i pescatori di sargassi. Sulle barche dalle punte estreme i disegni spaziano dal sacro al profano.
Gioia di pittori e fotografi anche i “palheiros”. Geniale pensiero che risale alla fine dell’Ottocento. Erano di moda i “bagni di mare” nella stagione estiva, e i pescatori iniziarono ad affittare ai villeggianti i loro capanni per gli attrezzi da pesca.
L’idea fu quella di pitturare le tavole esterne a righe con colori forti alternati al bianco in modo da ricordare la policromia sgargiante dei moliceiros. Pittoriche emozioni della Costa Nova. Giochi di contrasti cromatici. Rosso, blu, giallo, verde.
Tutti a strisce e pizzi alle finestre. Sul lungomare allineati in bella mostra i “palheiros” si mostrano allegri, sfoggiano pinnacoli arabescati e tintinnanti, verande di cuori e fiori. Audacia di colori. Quinte d’ingegno e di grandi effetti.
Dietro, a perdita d’occhio si stende la spiaggia. Il vento feroce spazza il litorale atlantico. L’oceano è azzurro scintillante imbiancato da perle di onde che si accavallano allungandosi sulla sabbia dorata.
Una barca avanza sul cavallone verso la riva, un ultimo sforzo di remi e il pesce scintilla alla luna. Le coppie di buoi coi gioghi decorati affondano gli zoccoli nella rena mentre i pescatori rifanno le reti.
Vicino alla spiaggia s’accende il Faro di Aveiro, vecchio di un secolo e che, con i suoi 62 metri di altezza, è il terzo al mondo. Domani, nelle prime ore del mattino, ci sarà la vendita all’asta del “pescado”notturno al Mercado do Peixe, sul canale che divide in due la città.
Ancora colori sulle piastrelle di maiolica. Lungo le vie, sulle facciate delle case ottocentesche esposte sui canali. Azzurro, bianco, giallo e verde degli azulejos fioriscono su palazzi, fabbriche, chiese e stazioni ferroviarie.
Bellezza e storia accumulata sulle pareti del Museo di Aveiro, nel chiostro del convento con le panchine rivestite di azulejos, dove le monache si perdevano in segreti e preghiere. Panorami e scene sacre nella cappella del Senior das Barrocas, esplosioni di oro nella Chiesa della Misericordia.
Unico e infinito l’ocra delle dune della riserva naturale di São Jacinto sotto il blu intenso del cielo portoghese che incanta e rapisce. Nuvole libere e bianche come aquiloni portati dal vento allungano d’ombra pieghe di sabbia.






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