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Rebubblica Ceca, nella piazza di Jihlava - foto : La piazza centrale di Jihlava © Fede Ranghino
La piazza centrale di Jihlava © Fede Ranghino

Rebubblica Ceca, nella piazza di Jihlava

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Il vento dell’Est attraversa la piazza di Jihlava in un soffio. Porta con sé nuvole pesanti che attenuano i colori vivaci degli edifici, eretti nei secoli intorno ai 36,650 metri quadri del cuore rettangolare di questa città, capitale della Vysocina.

Dal parcheggio, i miei occhi vagano lungo le facciate delle case sino a incontrare nel centro della piazza, una delle più grandi della Repubblica Ceca, un parallelepipedo imponente che la sfregia. Lascito ingombrante del regime comunista, oggi riadattato a centro commerciale e magazzino.

Cammino sull’acciottolato sino alle due fontane di pietra, decorate con sculture di arenaria: raffigurano gli dei mitologici, Nettuno e Anfitrite. Forse le loro acque attraversano il terreno e cadono gocciolanti nel labirinto sotterraneo in cui si snodano 23 chilometri di passaggi segreti. Alcuni aperti al pubblico per una visita nelle viscere di Jihlava.

E’ proprio da qui sotto che viene la sua fortuna, oggi esaurita: la città, fondata nella prima metà del 13 secolo, crebbe e si sviluppò intorno alle miniere di argento. Quasi simultanei vennero edificati la chiesa di San Giacomo, il Convento francescano e il Monastero domenicano.

Privilegi regali garantirono all’attuale capitale della Vysocina prosperità e sicurezza, anche grazie alle imponenti mura di fortificazione su cui ho camminato prima di arrivare qui. Poi, la “vena argentea” finì di zampillare ricchezza, e l’incendio del 1523 mise termine alla fase di sviluppo medievale, passata anche per l’introduzione dell’industria tessile.

La piazza in cui mi trovo e gli edifici che la circondano furono riadattati in stile rinascimentale. Sino a quando i danni causati dall’occupazione svedese durante la Guerra dei Trenta Anni, non costrinse Jihlava a un nuovo cambiamento.

Il Barocco prese il sopravvento e per espresso volere di Maria Teresa d’Austria, commercianti di tessuti tedeschi arrivarono nella regione, dando nuovi e importanti impulsi di sviluppo. Tanto che la città diventò il secondo produttore del Regno.

All’inizio del 1800, Jihlava perse di nuovo un po di sé: gli stretti passaggi furono abbattuti, le facciate degli edifici vennero riadattati nel Classicismo e fu realizzato il municipio. E’ proprio al suo interno che ora si trova la statua originale della Vergine Maria dell’Immacolata Concezione.

Una colonna barocca la ricorda nella piazza: memoria e speranza per gli abitanti del luogo contro la peste che colpì la zona nel 1679. Si alza in questo cielo plumbeo, proprio davanti ai miei occhi.

Oggi la città è un effervescente centro culturale e di divertimento. Una porta per scoprire la regione della Vysocina e i segreti di questa terra affascinante, di grande valore storico architettonico, attraversata dal vento dell’Est.

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