“Ma come, l’Isola di Pasqua è cilena?!”
Così iniziava la mia avventura verso Rapa Nui, anche conosciuta come l’Ombelico del Mondo, in pasquense Te Pito o te Henua: ero in un bar di Santiago, Cile, dove trascorrevo la mia pausa pranzo con Carolina, amica cilena e compagna di avventure anche in Costa Rica qualche mese prima.
“Eh, sì che è cilena l’Isola, almeno tecnicamente: le persone che ci vivono sono diverse da noi che stiamo nel continente, comunque sì, l’Isola l’abbiamo conquistata noi ancora nel 1888. adesso, dal punto di vista amministrativo, è considerata una provincia di Valpo” (Valpo è come chiamano, affettuosamente, Valparaíso).
Bisogna dire che fare turismo sull’Isola è piuttosto caro: ci arrivano solamente due voli in settimana e ben poche barche (l’Isola dista dal continente circa 3500 chilometri).
Vi lascio quindi immaginare come lievitino i prezzi per qualsiasi cosa, perfino la più banale, cibo compreso. Una empanada sull’Isola ti costa 2-3 volte di più rispetto a Santiago.
Anche il volo non è proprio economicissimo: ci sono delle offerte, ma bisogna consultare il sito (www.lanchile.com) e molto dipende dalla stagione. Là comunque siamo in Polinesia, più o meno qualsiasi stagione va bene, il clima è subtropicale con pochi sbalzi di temperatura.
Quindi io, Carolina, e Fabienne (una compagna di lavoro), dopo aver comprato rapidissimamente il biglietto, ed aver passato un mese a fantasticare su questo viaggio, finalmente partiamo: Rapa Nui, aspettaci.
Appena arrivata la sensazione, classica, è di essere fuori dal mondo: perfino i quotidiani arrivano solo due volte in settimana, con i voli.
Internet lo trovi in pochi posti ed è caro, a meno che uno non sia alloggiato in un albergo a cinque stelle, il che ovviamente non era il nostro caso.




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