“Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita”. Una frase che mi accompagna costantemente. L’ha scritta Jack Kerouac. Lo zaino è lì, davanti al portone. Poche cose. Quelle essenziali. Un panino. Una bottiglia d’acqua. Penna e quaderno. Macchina fotografica. Un lettore mp3. La carta stradale della Puglia. Ho una sola giornata a disposizione. Non posso allontanarmi troppo.
Apro lo sportello della macchina. Mi siedo. Si parte. Destinazione Monopoli (Ba). Sarà una cosiddetta “toccata e fuga”, anche perché il tempo non sembra promettere nulla di buono. Non importa, vedrò il mare incresparsi sotto la pioggia. Lo vedrò cambiare colore quando, dopo il temporale, il cielo sembrerà schiudersi per accogliere la sera.
Gli scogli di Monopoli si tuffano, coraggiosi, nell’acqua salata. Le spiaggette appaiono quasi isolate. Non credevo di trovare qui quelle sfumature e quei giochi di luce che avevo visto altrove. Lontano. Cammino lungo il litorale, tra piante e rocce dalla strana forma.
Alcune le ha plasmate il mare con un lavoro lento e minuzioso, durato migliaia e migliaia di anni. Altre le ha modellate l’uomo, costruendo villaggi e città. Monopoli (dal greco monos e polis, “città unica”), infatti, ospitò il primo insediamento abitativo nel XVI secolo a. C. La città, però, nacque nel VI secolo d. C., in seguito alla distruzione di Egnazia ad opera di Totila, re dei Goti. La vicina Egnazia, fiorente centro romano, scalo della via Traiana, era anche un importante emporium poiché univa l’Italia alla Grecia.
A tratti la sabbia si alterna a pozzanghere di acqua salmastra. Le nuvole sfumano il mare dipinto di verde. Conchiglie fossili dormono incastrate nei numerosi scogli. Un granchio si avvia verso una piccola cavità, ignaro del flash della mia macchina fotografica.
Che strano effetto camminare fra i resti del tempo! Ti chiedi che vita conducevano gli antichi abitanti, come dovevano apparire gli edifici di cui ora si intravedono solo le fondamenta. I pensieri si intrufolano nella mente come il mare fra le tante grotte che cingono Monopoli.
Non mi accorgo di aver percorso un bel tratto. È facile perdere il senso delle ore se segui la linea dell’orizzonte. Mi siedo su uno scoglio per sfogliare la guida acquistata presso un negozietto all’ingresso della città. Bizantini, arabi, bretoni, normanni e persino templari sembra abbiano attraversato questo posto. Una miriade di popoli l’hanno visto nascere, crescere, morire, rinascere.
A Monopoli è legata la leggenda della Madonna della Madia, protettrice della città. Si racconta dell’approdo, nel 1117, di una zattera (madia) che trasportava l’icona della Madonna. Le travi dell’imbarcazione servirono a completare la costruzione della cattedrale di Monopoli, interrotta a causa di gravi difficoltà economiche.
La pagina successiva della guida mi parla di Egnazia. Non mi accontento di leggere. Sono pronta a ripartire. Ma questa è un’altra storia.





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