Vela d’organza nel letto a baldacchino. Estro e armonia della Quinta di Paso. Pernottare in una Pousada portoghese sorprende e stupisce. Fragranze di mondi lontani, di legno, broccati, soffitti a cassettone. Lavanda e mughetto di candide lenzuola.
Distesa nel veliero osservi mobili antichi e raffinati, un dettaglio, un “trompe-l’oeil” estraneo all’insieme eppure straordinariamente assimilato. Eleganza priva d’ostentazione. Un’arte magica d’offrire alloggio nelle antiche residenze modellate per sorprendere l’ospite.
Braga, così vicina e così lontana dall’Atlantico non è bagnata neanche da un fiume. Anzi sembra voltargli le spalle e niente fa pensare che dista a soli quarantun chilometri in linea d’area dal mare. L’Antica Bracara Augusta fondata dai romani vive di ricordi del passato splendore religioso. Ma non solo.
Dalla finestra moresca, un raggio di sole trafigge le listarelle del pavimento in legno di madera mentre aroma di caffè, “Fios de ovos e arroz Doce” catturano olfatto e gusto dal vassoio d’argento sul bel tavolino lusitano. Fuori, in Praça da Repubblica è già tutto un viavai di “raparigas”, le ragazze “belle e languide” di Braga.
“C’è in loro, nella fisionomia, nel portamento e nel modo di muoversi, qualcosa d’orientale”, scriveva Miguel de Unamuno, lo scrittore spagnolo che nel 1908 si fermò da queste parti, annotando anche quanto la città, di notte, lo privasse di quell’ancheggiare sinuoso, di chiacchiere e di un bicchiere di Porto per la chiusura delle mescite. Altri tempi.
Un muro d’acqua s’innalza dalla fontana della piazza coprendo come un velo di sposa lo stile rococò dei palazzi coi balconi intarsiati, coperti di azulejos e ornati di pregevoli sculture lignee e lamine d’oro, tipica tecnica portoghese della “talha dourada”.
Aggredisce il barocco nella Casa do Raio, gioiello settecentesco lusitano. Due piani con una balaustra di granito decorata con vasi. Ferro forgiato dei balconi e sculture sul portale. Il palazzotto sembra compiacersi tra giochi di curve e l’azulejo geometrico che non pare asservirsi ai ritagli delle pietre.
Braga la conservatrice, la pia, la fanatica città religiosa. La più santa del Portogallo prolifera di chiese, santuari e conventi. All’interno della Cattedrale l’occhio rischia di non captare l’essenziale. Vaga abbagliato dal superfluo. Nacque per competere con l’Obradoiro di Santiago de Compostela.
La ricchezza accumulata nei secoli ha il difetto d’esser eccessiva. Dal romanico al barocco, passando per il gotico e il manuelino. Cinque navate, profusione di spazi e confusione di stili che dominano dalle volte. Schizzano drappeggi e decorazioni scintillanti d’oro.
Girovagando tra viuzze e piazze, tra le chiese barocche di São Marcos e Santa Cruz, tra quelle dove domina l’azulejo, São Joao e la Igreja do Popolo, tra fontane romane e rococò, si scoprono scenari di vita quotidiana. Le boutique alla moda offuscano i polverosi, solenni e vecchi negozi di oggetti religiosi.
Al Santuario do Bom Jesus do Monte si va per devozione e per piacere. Sacro e profano.
Importante luogo di pellegrinaggio sulla collina a sei chilometri dal centro. La scalinata monumentale barocca in granito a doppia rampa incrociata è una peculiarità architettonica portoghese.
Durante la Settimana Santa i pellegrini salgono fino in cima sulle ginocchia tra salmodiare di preghiere e chiacchiericcio di chi sosta nel parco di querce e piante esotiche. Una bellezza plastica e geometrica sull’ampio panorama cosparso di grotte, cappelle, panchine, pianerottoli, giardini e figure allegoriche di pietra.
A Braga si respira un’aria particolare. Città sdoppiata tra passato e presente, tradizione e modernismo. Giovani e anziani. Viva di giorno e di notte. La sua fama di vita notturna e i parchi ideali per gite e incontri romantici, è arrivata fino a Porto e Lisbona.
Il sabato sera, i tavolini che invadono i marciapiedi del largo viale da Libertade sono affollati di ragazzi e famiglie. “Bisogna andare a Braga” incalzava Miguel de Unamuno, “è un dovere per chi viaggia in Portogallo”. Ed era solo nei primi del Novecento.
La notte s’è fatta ardita nel Duemila. Ore ed ore a visitar chiese e conventi, cappelle e parchi, osterie e locande. Il cielo è gonfio di pioggia, lampi e tuoni. Le prime gocce e poi il temporale. Non resta che tornare nelle tranquille acque del veliero per acuire ed esaltare ogni emozione.






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Ciao Maria, non c’è traduzione per la parola “saudade” e non ci sono parole per descrivere la tua terra. Meravigliosa come la gente. Vera e passionale.
Grazie Marta