Un colorato villaggio palladiano nel nord-ovest gallese. Sull’estuario del fiume Dwyryd. A poca distanza dal Mare d’Irlanda. È Portmeirion. Un universo artistico capace di inglobare post-modernismo e classico. Con statue del Buddah, le mitologiche fatiche d’Ercole, e tutt’attorno, dietro i cottage e il grande albergo, un bosco che cela i resti del castello medievale di Deudraeth.
Con l’anima ancora vibrante dopo un viaggio lungo la Talyllyn railway, tra vagoni d’epoca e il classico verde scenario gallese con pecore a brucare a ogni latitudine, mi sposto più a nord, verso Porthmadog, città costiera della contea di Gwynedd, nel Galles nord-occidentale, situata di fronte alla Baia di Tremadog (tratto della Baia di Cardigan). Ma la mia meta è un’altra. È un villaggio dal sapore molto mediterraneo, e poco britannico. Portmeirion.
Arrivato a tramonto passato, non voglio perdere l’appuntamento con la prossima alba e dall’alto della mia stanza lascio tutte le tende aperte, così da svegliarmi ai primi chiarori. L’indomani anticipo perfino la luce. Da sotto le coperte e con le pupille a mezzo servizio seguo il crescente dissolversi dell’oscurità fino a quando i primi colori iniziano a inzupparsi sulle acque azzurre del Dwyryd. Sempre di più. E il sole inizia a salire. Sempre di più. Quando non sono nemmeno le dieci del mattino, Portmeirion mi si svela in tutta la sue forme. E io finalmente posso uscire.
Progettato dall’architetto Sir Clough Williams-Ellis (1883 – 1978), Portmeirion venne costruita tra il 1925 e il 1975, incorporando resti di vecchi palazzi demoliti, e sviluppandosi secondo un diversificato puzzle cromatico di stili e simboli, ricordando a tratti l’atmosfera dell’isola veneziana di Burano. Proprio per la sua particolarità, il sito è stato più volte utilizzato per riprese cinematografiche e televisive, diventando famoso negli anni ’60 come ambientazione della serie televisiva di culto Il prigioniero.
Stemmi equini, di delfini e sirene. La mano rossa dell’Ulstrer. Subito dietro il padiglione gotico, una statua di un leone del 17° secolo, un regalo avuto dall’architetto per il suo novantesimo compleanno da parte di amici. Nella ricca vegetazione che contraddistingue anche l’interno del villaggio, è impossibile non essere attratti dal rosa dell’Unicorno, la villa palladiana con le tipiche quattro colonne doriche.
La piazza, con tanto di piscina e fontana, sostituì tra la metà degli anni ’60 un vecchio campo da tennis degli anni ’30. Dalla parte opposta invece, appare maestoso il Colonnato Bristol. Non passano inosservati il Pantheon (1960-61), sormontato da una cupola ottagonale, né la torre campanaria, realizzata con pezzi del castello andato in rovina, e la cui campana è senza batacchio. Il campanile fu uno delle poche opere di Portmerion per cui Clough preparò un intero e nuovo progetto.
Come fecero prima di me gli attori Gregory Peck e Ingrid Bergman, e più tardi anche l’ex-Beatles, Paul McCartney, salgo e scendo per le scalinate in pietra, fino ad arrivare a potermi godere l’intera panoramica fluviale e del villaggio. Una visione imponente. Pur ormai diventato una delle mete più rinomate del turismo in Galles, Portmerion riesce a mantenere quel non so che di moderato isolamento.
Prima di addentrarmi nel bosco, faccio capolinea sul faro, in origine un cottage di pescatori. Poi è un trionfo di verde. E qualche roccia. Nel fitto manto arboreo infatti si nascondono i resti del castello Deudraeth. Perso nella poesia delle ninfee, e superato da una romantica coppia di anziani, ancora innamorati che si tengono per mano, l’ultimo volto di Portmeirion è quello di un impavido pettirosso, che pur senza potergli offrire qualche briciola di pane, mi fa compagnia durante il sentiero.





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