Piccolo centro della Toscana, terra di girasoli addormentati sulle colline ondulate e di arte. Terra che un tempo fu etrusca. Populonia. Uno dei più importanti e suggestivi centri dell’antico mondo proiettato fino ai giorni nostri. Noto, in passato, per la lavorazione e il commercio di vari minerali, come il ferro estratto dalla vicina isola d’Elba.
Sita nel comune di Piombino, una volta principato, in provincia di Livorno, arroccata su un colle a dominare il mare da cui è circondata, Populonia è un micro borgo dal fascino millenario.
Cittadina nata come “Fufluna” o “Pupluna”, nome di derivazione dal dio etrusco del vino e dell’ebrezza, era una delle dodici Lucumonie, ovvero le città stato dell’Etruria, storica regione dell’Italia centrale comprendente la Toscana, parte dell’Umbria e del Lazio. Insediamento metallurgico di notevole rilevanza. Secondo dati storici, Populonia fornì il ferro necessario a Scipione l’Africano durante la seconda guerra punica in Africa.
Rigogliosa e numerosa, successivamente la comunità vide il proprio declino, probabilmente a causa del divieto di svolgere attività industriali nella Penisola. Nel 570, poi fu rasa al suolo dai Longobardi che costrinsero parte degli abitanti a rifugiare altrove. Il borgo, però rimase abitato. Populonia si estendeva sulla parte alta del promontorio di Piombino, mentre la zona industriale presidiava la costa del golfo di Baratti che abbraccia, a sud, il Mar Ligure.
Al borgo etrusco del XIV secolo, cinto da mura medievali ben conservate, realizzate per la difesa dai pirati, si accede attraverso una porta da cui si può osservare il vicoletto lastricato da vecchi pietroni. Sulla destra, immobile nel tempo, regna incontrastata la Rocca risalente al XV secolo. Passeggiando all’interno non si può fare a meno di sbirciare nelle varie botteghe. Tutte con prodotti tipici locali, ma anche manufatti artistici in vetro e non. Qualche panchina consente una breve sosta, ma solo per ammirare, da un’altra prospettiva, la stradina etrusca.
Quando si visita un centro appartenuto ad altra epoca e così ben conservato, ci si perde nella memoria storica immaginando i passi di dame e gentiluomini, in abiti tipici del proprio tempo, lungo le medesime vie percorse oggi. Si “ascoltano”, con la fantasia, stralci di conversazioni tra bottegai d’Etruria ipotizzando discorsi sul prezzo delle gramigne, piuttosto che sul rincaro del ferro per serrare gli zoccoli dei cavalli.
Poi, il fruscio delle gonne delle dame che scivolano lungo i lastroni della strada, il sibilo del vento che si insinua nel piccolo borgo, fino a quando la realtà pretende attenzione e ci riporta al presente.Ma solo per poco. Accanto al sito, infatti, si trova il bellissimo parco archeologico di Baratti e Populonia, di circa ottanta ettari e raggiungibile tramite sentieri.
E’ un parco straordinario per bellezza incontaminata e importanza. Gli scavi, man mano, riportano alla luce testimonianze del passato. Il suo fulcro è la zona delle Necropoli. L’unica nel suo genere perché edificata direttamente sul mare. Qui sorge la Necropoli di San Cerbone – Casone e di Poggio della Porcareccia (VII secolo a. C.), la Necropoli delle Grotte (IV – II secolo a. C.), ma anche altri edifici cimiteriali più antichi e di tarda epoca ellenistica.
Una delle Necropoli più facili da raggiungere e dal nome fiabesco, è la Necropoli di Buche delle Fate. Seminascosta dalla ricca vegetazione, presenta tombe a camera sotterranea scavate nella roccia (III – I secolo a. C.).
Populonia e i paesi limitrofi, offrono, oltre alle bellezze della natura, dell’architettura, della storia, dell’arte, le prelibatezze gastronomiche della Toscana, gli odori e i sapori di una terra che ammalia da sempre.
Un luogo che sembra recitare versi di poesia ad ogni visitatore per accompagnarlo nel cammino.





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