Una ricca e industriosa città situata sulla costa che fronteggia l’isola d’Elba, una nuova generazione di imprenditori del ferro che scalzano la vecchia e decadente aristocrazia terriera. Una nuova necropoli che simboleggia il cambiamento, la svolta sociale. Ecco cosa rappresenta la misteriosa Populonia, una città moderna sorta nell’attuale Toscana “solo” tremila anni fa.
Non inganni il nome originario di Populonia: Fufluna da Fufluns, il dio etrusco del vino e dell’ebrezza. Non dubitiamo che gli abitanti del luogo fossero dediti a sollazzi e divertimenti vari ma Populonia rappresenta con Volterra il centro metallurgico ed industriale più importante dell’antica Etruria. Una metropoli industriale di 18 mila abitanti che da Poggio del Castello con la sua acropoli dominava tutto il golfo di Baratti.
Visitando l’antica necropoli, situata sulla costa, caratterizzata dalle singolarissime tombe a tumulo e da quelle a edicola e sarcofago rimango perplesso quando mi viene illustrato come parte dei tumuli siano stati distrutti durante la rimozione delle scorie ferrose. Scorie ferrose? Sopra le tombe? Ma scorie depositate da chi ed in che epoca?
Quasi rassegnato di trovarmi di fronte all’ennesimo esempio di inciviltà post-moderna rimango basito e attonito quando mi viene spiegato che a ricoprire le tombe di scorie di ferro e bronzo sono stati gli stessi etruschi, gli antichi abitanti di Populonia.
Tonnellate di rifiuti industriali, a testimonianza di una civiltà vitale e sviluppatissima che prelevava il ferro nelle miniere dell’isola d’Elba e lo lavorava in quantità enormi. Una città industriale di grande operosità oltre che un crocevia commerciale fondamentale per tutto l’alto Tirreno. Ma allora la domanda successiva che mi è sorta spontanea è stata: ma per quale motivo dissacrare la necropoli usandola come discarica?
Ed ecco la spiegazione che gli storici hanno ipotizzato con i, non molti per la verità, documenti e reperti storici arrivati sino a noi. La nuova classe imprenditoriale, diventata ricca e potente con il commercio e la lavorazione del ferro, ha voluto simbolicamente, e non solo, affossare e ridimensionare la vecchia aristocrazia terriera che aveva proprio nelle monumentali tombe a tumulo il simbolo del suo antico potere.
E la nuova classe dirigente dove seppelliva i propri morti? Dov’è la nuova necropoli? Dopo una piacevolissima camminata attraverso un bosco di piante da sughero e mirti profumatissimi, ecco scovare nella radura tombe ipogee nascoste tra la vegetazione, mimetizzate tra la natura circostante.
Ma esse sono solo una piccola parte della vera necropoli, il luogo sacro dove i nuovi ricchi di Populonia decisero quasi tremila anni fa di erigere la loro città dei morti Improvvisamente uno spiazzo si presenta davanti ai miei occhi tra il fitto fogliame, ed ecco aprirsi un’ampia vallata scavata nella roccia. In mezzo a essa, di fronte a me, una sorta di palazzo di pietra con loculi bui come occhi cechi. La valle dei morti.
Un meraviglioso edificio che pare sia stato partorito dalla montagna stessa, che sembra parte della roccia naturale non fosse per quegli occhi cechi, quei sinistri loculi bui che lasciano intravedere le camere mortuarie.
Chi ha potuto scoprire nel sottosuolo un simile tesoro, una simile testimonianza della storia misteriosa e nascosta di questa incredibile civiltà che è quella etrusca? Archeologi, scienziati, ricercatori?
Purtroppo no. Tombaroli. Loro, verso la fine degli anni ’60 e nei primi anni ’70 del secolo scorso, hanno casualmente intuito la presenza di qualcosa di importante sotto i loro piedi. Attraverso un sistema di tunnel incrociati hanno per anni svaligiato i tesori conservati dentro le stanze funebri della necropoli. Ed è scoprendo questi traffici illeciti e criminali che si è venuti a conoscenza di questa inestimabile eredità della storia.





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