La piazza è gremita da turisti. Folle di giapponesi, di americani, di europei che fotografano, attimo dopo attimo, ogni prospettiva di questo luogo per non lasciar sfuggire nulla alla memoria, ai futuri ricordi. Negozi di souvenirs, tutti rigorosamente uguali e spesso eccentrici, sfilano gli uni accanto agli altri, pieni di colori e di rumori.
E’ la Piazza dei Miracoli, patrimonio Unesco, e la città che la ospita è Pisa. Unica, piccola, graziosa come una bomboniera e lussuosa nell’esposizione delle sue opere d’arte. Tutte presenti qui. Piazza dei Miracoli, nome con cui è nota piazza del Duomo, è il centro dell’attenzione, il sito più importante e frequentato.
Inutile chiedersi perché. Si possono ammirare, estasiati, i vari monumenti che formano il perno della vita religiosa di Pisa. Monumenti che sono, appunto detti miracoli per l’armoniosità della loro stessa disposizione. L’area, destinata al culto già all’epoca degli Etruschi, è un concentrato di bellezza architettonica.
Originali, splendidi e svettanti, questi edifici sembrano dipinti sullo sfondo del cielo. Appaiono imponenti e quasi improvvisi nel momento in cui si giunge nella piazza, decentrata rispetto al centro storico. E’ come una sorpresa che coglie il viaggiatore alla sprovvista. E sprovvisti di parole si resta.
La Cattedrale di Santa Maria Maggiore, il Battistero, il Duomo, il Camposanto e, non ultima, la magnificata Torre pendente. Quanto si scrive, si narra di “lei”. Quante citazioni, quanti studi, quanti progetti e la Torre, simbolo di Pisa, è sempre lì, al suo posto ad osservare la città.
La Torre è, in realtà un campanile posto nei pressi del Duomo pisano. Alto 56 metri e realizzato nell’arco di due secoli, tra il XII e il XIV, ha un peso stimato di oltre quattordicimila tonnellate. La sua famosa inclinazione, di circa 5 gradi dall’asse verticale, si deve al un lieve cedimento del terreno durante le prime fasi della costruzione, ma resta in equilibrio grazie alla verticale che passa per il baricentro cadendo all’interno della base.
Motivi tecnici, insomma, ma magici per chi la osserva. Così posta pare che la Torre voglia avvicinarsi al suolo di Pisa per toccarlo, mentre resta protesa verso le nuvole. Se si accantona la folla fino a farla sparire dai propri occhi, se si spengono i rumori, i suoni di fondo, se si lascia tutto fuori dalla mente tranne “lei”, seduti sul prato in Piazza dei Miracoli, si può osservarla indisturbati pensando ai secoli che sconfigge, al tempo che deride valicandone i confini.
E con un po’ di immaginazione ci si ritrova presenti nel momento in cui, lentamente il crepitio della sua inclinazione si fa sentire, la terra si ammorbidisce sotto il suo peso e, quasi come fosse stanca, si adagia da un lato.





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