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Piemonte, nelle miniere di talco - foto : Nella miniera di talco della Val Germanasca © Monica Genovese
Nella miniera di talco della Val Germanasca © Monica Genovese

Piemonte, nelle miniere di talco

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E’ un viaggio misterioso quello che stiamo per compiere. Un viaggio nei meandri della Terra, nei suoi oscuri anfratti alla ricerca di un passato non troppo lontano, di un mestiere difficile e, spesso inclemente.

Ci addentriamo sottovoce nella miniera di talco più grande d’Europa. Piemonte, Val Germanasca. Prali, in provincia di Torino, zona montana, dove la natura è rigogliosa e il paesaggio mozzafiato.

Ogni cosa, qui racconta un pezzo di storia di uomini e della loro valle. Un tempo, fino al 1995, in questa miniera, chiamata Paola, i minatori erano ancora al lavoro. Estraevano il talco, un minerale di cui tutti, più o meno, facciamo uso. Morbido, sottile, vellutato e di vari colori, bianco-avorio, grigio, a seconda della sua purezza e quello della Val Germanasca è uno dei più pregiati al mondo.

La conformazione del territorio ha determinato la realizzazione di molte gallerie sotterranee per lo sfruttamento dei giacimenti di minerale, al punto che oggi possiamo visitare diversi filoni.

Entrare nella miniera Paola, il cui nome probabilmente si deve ad una parente dei vecchi proprietari, significa entrare nel mondo di un’intera popolazione, quella valligiana. Qui, molti uomini hanno dovuto, per anni, regalare le loro giornate al buio dei cunicoli, alla polvere delle esplosioni, al duro lavoro. E, sebbene con tecniche più moderne, ancora oggi, poco distante dalla Paola, si continua a scavare alla ricerca del talco.

L’ingresso alla miniera avviene con la guida locale e, bardati di mantellina e casco, ci si avvia. E’ umido, il buio è rischiarato solo da pochi punti luce. I corridoi sono relativamente stretti, ma consentono di muoversi bene. Regna incontrastato il silenzio, mentre ogni parola pronunciata dall’accompagnatore risuona come una eco.

Pochi passi dopo si giunge ad una porta, valicata la quale si può osservare un profondo pozzo, una galleria verticale impressionante di 123 metri di profondità e che collega quattro diversi livelli di gallerie attraverso un montacarichi. Poi, la parte più suggestiva. L’attraversamento di un esteso, stretto corridoio a bordo di uno dei vecchi trenini, ovvero i piccoli vagoni gialli.

Il viaggio dura circa 15 minuti. E’ rumoroso, a tratti buio. In ogni vagoncino ci sono quattro sedili e ogni coppia di sedili è chiusa da una sbarra di acciaio. Non bisogna fare movimenti bruschi, le pareti di roccia sono vicine ed ogni incauta mossa potrebbe essere pericolosa.

La corsa termina e, finalmente l’udito abbandona quel frastuono assordante delle rotaie. Da qui inizia la parte meno ludica e più didattica, ma sempre con lo spirito della scoperta. Si attraversano alcune camere sotterranee dove molti minatori hanno lavorato. Si osserva la loro piccola mensa interna dove mangiavano le pietanze che arrivavano dall’esterno sugli stessi vagoni che ci hanno ospitato poco prima.

Alcuni tratti della roccia sembrano brillare. E’ l’effetto del talco. E’ ovunque. La guida ci mostra i vari rudimentali strumenti di lavoro e ci fa ascoltare le registrazioni dei suoni della miniera. Registrazioni effettuate dal vivo. Le esplosioni fragorose, insopportabili sebbene abbassate di alcuni decibel, i rumori delle apparecchiature, le voci dei minatori, insomma tutto un mondo che vive sotto i nostri piedi.

Lungo la miniera sono state disposte alcune sagome di minatori e c’è ancora, intatta, la baracca del capo squadra. Sembra quasi che il tempo si sia fermato, che i minatori siano stati qui fino a pochi minuti prima di iniziare la nostra visita.

Questo è un mondo nascosto che, grazie all’Ecomuseo delle miniere valligiane, torna in vita affinché tutti possano comprendere meglio la natura, forte e mai arrendevole, dell’essere umano. Il viaggio in questi cunicoli di talco termina. E termina a bordo dello stesso trenino di vagoni gialli. Tutti in carrozza. Si riparte e stavolta si va verso la luce. La luce del giorno.

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LIBRI

Le 10 regole del viaggio ideale

"Le dieci regole del viaggio ideale" di Fabiola Marchet - Gruppo Editoriale Armenia, 2011

Torino è casa mia

"Torino è casa mia" di Giuseppe Culicchia - Laterza, 2005



1 commento a “Piemonte, nelle miniere di talco”

  • franco alle ore 1:16 pm scrive:

    miniera

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