Frabosa Soprana, in provincia di Cuneo, nella valle piemontese Corsaglia. L’escursione guidata inizia. Un’ora e mezza di viaggio sotto terra, dentro la natura, lungo una scalinata che supera i mille gradini e conduce il visitatore dalla superficie alle viscere del pianeta. Nella Grotta di Bossea a 836 metri di quota, terza in Italia per grandezza.
Nello stretto e un po’ angusto corridoio di ingresso, opere di molti artisti sono esposte come un tutto armonico con l’ambiente che funge da meravigliosa scenografia. Si tratta di una mostra permanente di arte contemporanea che coniuga l’estro creativo dell’uomo con quello della natura.
Superato il corridoio si entra nella Sala delle Frane o delle Rovine dove toni di giallo oro e ocra si miscelano come sulla tavolozza di un pittore ed esaltano l’ambiente. Ossidi di ferro creano i colori delle colate e delle stalattiti. In fondo alla Grotta scorre il fiume ipogeo, voce fragorosa di Bossea e sua stessa anima. Con portate che variano tra i 50 e i 1500 litri al secondo, una quantità enorme di acqua precipita a valle lavorando le rocce, plasmandole.
Bossea è il laboratorio della natura. E’ viva e vivace e il suo aspetto di domani, un domani molto lontano, si forma proprio oggi sotto gli occhi di tutti. Si procede verso la Sala del Tempio. Nomi suggestivi per un luogo magico. Da qui si può abbracciare con lo sguardo una panoramica mozzafiato della Grotta. Si può osservare come lavora la Terra dal suo interno. Colonne di rocce svettanti verso i soffitti, l’arco maggiore, le stalagmiti.
Drappi di tessuto di pietra immobile, eppure all’apparenza morbida e leggiadra, come se dovesse ondeggiare delicatamente al soffio del vento. Forme bizzarre che ricordano figure umane, baldacchini, gnomi e fate.
Una cattedrale di roccia. Qui non c’è rumore, non c’è suono, se non quello dello stillicidio di gocce d’acqua che permeano la pietra. La goccia è lo scultore e la sua creta è la Grotta di Bossea.
Il buio è spezzato solo dalle luci soffuse e ambrate che illuminano i sotterranei per consentire di ammirare l’interno della Terra. Sopra le teste di ogni viaggiatore, si disegnano volte enormi, come un cielo di stalattiti che, sinuose e sottili, sembrano volersi calare dall’alto per toccare il pavimento roccioso della Grotta.
Si passa poi alla Sala delle Meraviglie e a quella intitolata a Giovanni Garelli, senatore di Mondovì, che ha aperto la Grotta al pubblico nell’agosto del 1874, fino a raggiungere la perla di questa dimensione sotterranea. La cascata. Dieci metri di altezza da cui si getta il flusso d’acqua che accoglie il lago Ernestina, dedicato alla sposa di Garelli.
Si cammina nei secoli, in mezzo al tempo, in un luogo in cui questo scorre diversamente dal resto del mondo. Qui è tutto più lento e una manciata di decenni può essere paragonata a pochi dei nostri giorni. Qui, il tempo è un concetto vago e aleatorio. Le ore, i mesi, i lustri sono solo numeri, non una costante da misurare, a cui attenersi e da rincorrere.





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