“Russia è il nostro paese sacro,/ Russia è la nostra terra amata./ La potente volontà, la grande fama/ Sono il tuo patrimonio per tutti i tempi…Sii gloriosa, nostra Patria libera,/ Unione eterna di popoli fratelli, /Saggezza ereditata dai nostri antenati/ Sii gloriosa, paese, siamo orgogliosi per te!”, dal testo dell’inno nazionale della Federazione Russa.
Difficile se non impossibile ignorare la storia di un luogo come la Piazza Rossa, cuore pulsante di Mosca, e della gigantasca nazione di cui è capitale. Ancora più arduo, non cercare fra la miriade di canzoni trasportate, le note della canzone che ne celbra passato e memoria, e che aldilà di tutto, coinvolge non poco.
Ripenso alle epopee di questo stato. Dalla caduta degli zar alla Rivoluzione, da Lenin a Stalin, passando per Nikita Krushev e arrivando alla nuova era dello stato russo, quando Michail Gorbacev, l’ultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, tese una mano all’Occidente dell’allora presidente americano, Ronald Regan.
Con l’arrivo della Perestroika, il mondo si aprì ad eventi memorabili, come il leggendario Moscow Music Peace Festival, un concerto senza precedenti dell’allora storia sovietica, che vide sbarcare allo Stadio Lenin autentici marziani per l’epoca: band heavy-metal americane. Ora i concerti si fanno perfino nella Piazza Rossa.
Aspetto che calino le tenebre prima di ritornare a camminare. Mi sento impotente di fronte a tutto quello che vedo. Mi sembra di vedere le parate militari. L’orgoglio di appartenenza. Mi sento un po’ sperduto. Lontano da ogni cosa. La cattedrale di S. Basilio, costruita dallo zar Ivan IV il terribile, mi appare come un luogo sicuro.
Ma il monumento che ispira di più è il mausolelo di Lenin (1870 – 1924), edificio marmoreo-granitico realizzato dall’architetto Aleksej Ščusevdove, dove giace la salma del padre della rivoluzione russa. Per alcuni anni, Lenin ebbe compagnia. Dal 1953 venne collocata anche la salma di Stalin, poi rimossa da Nikita Chruščëv nell’ambito del processo di destalinizzazione.
Ma Mosca è anche la città dove venne assassinata la giornalista Anna Politkovskaja, presumibilmente perché stava facendo vedere le nefandezze della guerra russa in Cecenia, portata avanti prima da Boris Eltsin, primo presidente della Russia post-sovietica, e poi da Vladimir Putin.
La memoria gioca ancora. Ritrovo anche “Buona notte sig. Lenin” del grande giornalista italiano Tiziano Terzani (1938 – 2004), che arrivò nella Piazza Rossa al termine di un epico viaggio a ritroso, dopo aver saputo del crollo del Comunismo. Ricordo le sue parole, e non posso non chideremi se sia arrivato l’inizio di un’altra nuova era. A Mosca, come in tutto il mondo.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




