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Petra, l’Altura del sacrificio - foto : Piccolo ristoro nei pressi dell’Altura del sacrifico © Monica Genovese
Piccolo ristoro nei pressi dell’Altura del sacrifico © Monica Genovese

Petra, l’Altura del sacrificio

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Che sia uno dei luoghi più belli del mondo è il pensiero comune a quanti lo hanno visitato, scoperto, scrutato. Che sia il ricordo più caro alla mia memoria e al mio cuore è innegabile. Di un fascino che mozza il fiato e accelera il battito del cuore per la frenesia di trovarsi qui. Di un incanto che lascia stupiti e increduli. E’ il sito archeologico per eccellenza. E’ Petra.

Meraviglia della natura e dell’ingegno umano, questo luogo, anima pulsante del regno di Giordania, in Medio Oriente, è la città di pietra del popolo nabateo. Nascosta in una remota valle meridionale del territorio, incastrata tra i monti Shara e isolata, per secoli, dal resto del mondo.

Non c’è modo di descriverla. Non c’è modo di raccontare le emozioni che provoca. Non c’è niente di simile. L’unica cosa che realmente c’è è “lei”. L’assoluta, unica Petra. Per me è come camminare all’interno di una montagna, in un unico passaggio sottile, sinuoso, lungo che mi permette di fare parte dell’ambiente. E, in mezzo a questo passaggio si scompone, dinanzi ai miei occhi, un mondo, una città.

Il moderno concetto di città confonde le idee. Non si deve immaginare questo luogo con la mente odierna, ma con la memoria atavica umana, quella ereditaria che, cercando nel profondo di ognuno di noi, salta fuori. E, allora si vede una città dalle tinte rosse, senza strade, senza mattoni, ma con edifici nella montagna, a rilievo.

Qui, tra antichi templi, tombe, abitazioni scavate nelle rocce, sorge l’Altura del sacrificio. Leggermente lontana dal percorso principale, l’Altura è parte integrante di Petra. Mezz’ora, quaranta minuti di percorso panoramico, in salita su improvvisati gradini. Se si ha la fortuna di visitare il luogo durante la settimana, per evitare la folla di turisti il sabato e la domenica, si ha la sensazione che Petra sia tutta a propria disposizione. Creata per l’occasione. Creata solo per questo istante.

Raggiunta la cima, dopo la stretta scalinata, si apre una sorta di piazzola, una piattaforma sulla sommità montana. Sensazioni varie si affollano sulla mia pelle, una di queste è liberatoria, come se, a respirare l’aria dall’alto, possa fagocitarla per tenerla sempre con me.

L’Altura o al-Madhbah si trova a picco sulla cittadina di Wadi Musa. Il suo antico scopo è quello sacrificale. Uno spazio di quindici metri di lunghezza per sei di larghezza da cui si gode una imponente panoramica. Su quattro gradini è sistemato un altare e da qui parte un bacino e un incavo che, forse ospita una pietra dalle forme divine.

Poco più avanti, un piccolo piedistallo che, probabilmente serve a preparare le offerte sacrificali. Le indicazioni sul tipo di sacrifici sono ancora allo studio, ma non sono da escludere quelle umane, oltre a quelle animali.

Qui si brucia incenso, si pasteggia e, forse si soddisfano i desideri degli dei con giovani corpi freschi, come quelli di fanciulli. Inoltre, pare che l’Altura serva anche come luogo di esposizione dei defunti, visto che i nabatei, dal punto di vista religioso, osservano il rituale dell’esposizione dei loro morti.

L’Altura è un ottimo punto di osservazione della vallata e, vista la sua altitudine, il vento soffia leggero e refrigerante, mentre si gustano con lo sguardo le montagne infuocate. Poco più avanti, mentre ci si prepara a scendere, una breve sosta fa piacere all’unico minuto ristoro, un bar di un giordano, tenuto su da poche assi in mezzo alla storia.

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