Infondo non è sempre di critica che si vive. Capitale dell’Impero Celeste e capitale anche dei più sferzanti giudizi politici che in questi ultimi anni si potevano raccogliere. Croce e delizia di questa strana terra. Pechino come infondo tutta la Cina, ovviamente.
La bandiera rossa copre lo spazio di quasi un continente con al suo interno la bellezza di cinquanta etnie diverse e la professione di quattro religioni o culti distinti.
In tutto questo marasma criticare alle volte è molto semplice, anche se effettivamente, soprattutto quando si è in presenza di un regime, a pensare male ci si azzecca eccome.
Ma prima della politica, prima dei soprusi c’è qualcosa da ricordare. Questa cosa è secolare, intaccabile, certa: la bellezza di queste terre e il bagaglio culturale in esse riposto.
Metropoli avvolte nello smog e nel frenetico avvilupparsi di tecnologie a basso prezzo e graziosissimi villaggi che sembrano fatti da un appassionato di miniature che con pazienza certosina dipinge d’infinite sfumature ogni minimo particolare.
Capitale del Nord, così è traducibile il nome “Pechino”. Sedicimila chilometri quadrati per la bellezza di oltre sette milioni d’abitanti, diciotto contee e più di duecento comuni.
Un sole che risplende per tutta la Cina, non solo metaforicamente visto che, in barba ai criteri dei meridiani, il suo fuso orario è quello applicato su tutto il territorio nazionale.
La lingua locale, il dialetto putonghua, è la lingua ufficiale per tutti i cinesi.
Se la folla di turisti non vi spaventa, meta obbligata è il suo suggestivo Palazzo Imperiale.
L’assoluta pazienza vi ripagherà con l’ingresso in quella che veniva chiamata “la città proibita” in quanto una volta era vietato l’ingresso ai plebei.
Di non essere al cospetto di un piccolo palazzo lo si capisce subito: ottocentomila metri quadri d’estensione si aprono davanti agli occhi del visitatore sottoforma di passaggi, ponti, cortili e altri infiniti ambienti.
Passare poi un portone che si chiama “la Porta della Purezza Celeste” fa sognare non meno dell’introdursi nel mitico “Padiglione della Pace Imperiale”.
Un museo ha sostituito altri ambienti che hanno un nome ancora più incredibile, come “Lunga Vita”, “Palazzo della Venerazione degli Antenati” e “Palazzo del Riposo”.
Usciti da questi fantastici luoghi possiamo dirigerci verso una piazza che fece la Storia: Tianan Men, la più grande del mondo, custode delle spoglie di Mao Tse Tung.
Gli occhi si perderanno poi nel palazzo di Qi Nian Dian, con il suo caratteristico tetto di smalto blu, nel suggestivo “Tempio del Cielo” e nella storica moschea di Niu Jie.
Tappa obbligata è anche quella alla “pagoda bianca” voluta espressamente da quello che fu il Dalai Lama di quel secolo. Il suo collega odierno, invece, forzatamente latita. Ma oggi non è momento per la polemica politica.
L’Impero Celeste ci dona il suo frutto più prelibato. Pechino, città tutta da gustare. Ancor di più oggi, giorno del capodanno cinese.





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