Non mi sono mai sentito particolarmente orgoglioso di essere parmigiano. Non che disprezzi la mia città, intendiamoci, è solo che non ho mai percepito niente di vantaggioso nell’essere nati e cresciuti a Parma. Sarebbe stato uguale, credo, vivere a Biella o a Cosenza.
E anche questa sera, mentre passeggio per il centro storico della mia città, non è che mi senta particolarmente fortunato. Sono, semplicemente, un cittadino italiano. Come tanti.
Certo, bisogna dire che Piazza della Pace è un vero incanto. Il gioco di luci e di acqua completato negli ultimi anni è affascinante ed è estremamente rilassante sedersi sui prati adiacenti la costruzione che noi chiamiamo “La Pilotta”.
Che poi altro non è se non un palazzo voluto da Ottavio Farnese (1547-86), il quale fungeva da luogo di servizio della corte, per ciò annesso al Palazzo Ducale. Ne risulta un complesso meraviglioso.
“La Pilotta” ne ha viste tante, molti rifacimenti l’hanno portata ad essere quella che oggi è. Attualmente ospita il Museo Archeologico Nazionale, la Biblioteca Palatina, il Museo Bodoniano e la Galleria Nazionale. E, all’interno di quest’ultima si trova il delizioso Teatro Farnese
Il duca di Parma e Piacenza, Ranuccio I, nel 1618 volle celebrare con uno spettacolo teatrale la sosta del granduca di Toscana Cosimo II. E, per l’occasione fece costruire un intero teatro, il Farnese appunto.
E che dire del Regio? Ogni volta che me lo trovo davanti, mi dolgo che siano ormai tanti i momenti così, penso alla gioia e alla meraviglia di quanti hanno la fortuna “della prima volta”.
Fu Maria Luigia, sensibile all’arte musicale, a ritenere inadeguato il Farnese; fece dunque erigere il Teatro Regio, oggi famoso in tutto il mondo con la sua superba facciata neo classica e la sua platea -decorata da Girolamo Magnani nel 1835-.
Io ci sono entrato solo una volta: avevo dodici anni, o forse tredici, spinto da un obbligo morale della mamma che mi disse “ci passi tutti i giorni davanti e non ci sei ancora entrato”, con quel tono, tra il minaccioso e il riprovevole, che per lungo tempo mi fece sentire in colpa.
Da allora, purtroppo, non ci sono mai più entrato. Ho sempre preferito i teatri più “proletari”, come il Teatro Due o il Teatro al Parco, pensando al nostro Maestro e alla concezione che aveva dell’arte. Giuseppe Verdi. Il quale faceva musica “per il popolo”; le sue opere erano concepite per intrattenere le masse, coloro i quali volevano evadere da una vita massacrante.
Oggi mi pare sia esattamente il contrario. Un po’ come se tra duecent’anni chi voglia assistere alle partite di pallone lo potrà fare solo in giacca e cravatta. E, magari, pagando biglietti costosissimi.
Comunque sia il pubblico di Parma è di certo raffinatissimo. Gli intenditori hanno il palato talmente fine che molti mostri sacri hanno avuto paura ad affrontare quanti potevano fischiare anche solo per un acuto non perfetto. Molto meglio la Scala di Milano. Pubblico meno esigente, si diceva.
E poi il Duomo. E il Battistero, che si trova al suo fianco. La piazza che li ospita si trova a non più di cinquecento metri dal Teatro Regio. La Cattedrale di Parma presenta la classica facciata a due spioventi, una soluzione tipicamente padana e che, tecnicamente, viene definita “facciata a capanna”.
Gli interni sono straordinari, merita soprattutto la cupola dipinta da un altro genio delle nostre zone: Antonio Allegri, meglio conosciuto come Correggio.
Il Battistero, commissionato a Benedetto Antelami, è bicolore. A un certo punto non arrivò più il pregiatissimo marmo rosa di Verona, a causa di mutate condizioni politiche, quindi si concluse la costruzione con il più classico dei marmi bianchi. L’aspetto finale è molto equilibrato e di notevole eleganza.
Finisco la mia passeggiata in piazza Garibaldi, il cuore della città. Osservo colui il quale è stato l’artefice dell’unificazione italiana, al quale è stata dedicata una statua.
Il Palazzo del Governatore , la graziosissima chiesa di San Pietro e Palazzo Fainardi chiudono la piazza il cui stile è delicatamente gotico.
Tornando verso casa, affondo le mani in tasca e penso che, in fondo in fondo, Parma, la mia città, non è per niente male.





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