Crepuscolare Torre Eiffel vista dall’Arco del Trionfo © Monica Genovese
Seducente, cosmopolita, romantica e sofisticata. E’ in questa lussuosa e sfavillante veste che appare, ai più, Parigi. La Ville Lumiere. Paname per definirla in maniera informale, alla francese.
“Lei”, sempre pronta ad ammaliare, a sussurrare la sua storia, a far da sfondo ai tanti je t’aime, pronunciati qui. Vibra nella sua stessa aria un non so che di frizzante, come le bollicine di una coppa di champagne. E’ effervescente e profuma di storia.
E’ un acquarello appena abbozzato i cui colori mutano aspetto a seconda della stagione. E’ un sogno di cui si perdono le tracce al mattino, appena svegli. E’ un chiaroscuro d’autore. Per ognuno Parigi è diversa. E’ qualsiasi cosa ci si immagini che sia.
La si scopre navigando su un vecchio bateaux mouche lungo la Senna, il fiume che taglia in due la città e da cui si osserva la minuta Statua della Libertà, copia dell’originale, dono della Francia agli Stati Uniti. Sulla riva sinistra della Senna, si scorge il Quartiere Latino e Saint-Germain-des-Prés che rievocano gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento.
Sulla riva destra, ecco far capolino i prestigiosi quartieri dell’Avenue des Champs-Élisées, il lungo viale sempre alla moda, il neoclassico ottocentesco Arco di Trionfo, svettante monumento nella piazza de l’Étoile, commissionato da Napoleone Bonaparte, e ancora il museo Louvre, mentre le Halles e il Beaubourg esibiscono la loro modernità a due passi dallo storico quartiere del Marais.
Suggestiva la vista dalla collina di Montmartre la cui protagonista è la Basilica del Sacro Cuore. Qui l’atmosfera è surreale. Sembra un piccolo paese in cui si ritrovano gli artisti un po’ bohemien.
Simbolo della Ville, immancabile, è la Torre Eiffel. Si staglia nel cielo francese dal 1889 per trecentoventiquattro metri di altezza. Cremisi è, invece il colore delle pale del famoso Moulin Rouge, nel quartiere a luci rosse, Pigalle. Teatro di mille leziose fantasie, luogo dove nasce il cancan.
Parigi regala tutto di sé. E le parole sono insufficienti a raccontarla. E’ sinuosa, maliziosa e dolce al tempo stesso. E’ futurista e gotica. Gotica come la cattedrale di Notre Dame, venuta alla luce dopo più di centocinquanta anni di lavori (1163 – 1330).
Misteriosa, a tratti inquietante e affascinante, sembra un ricamo, un merletto di roccia. I suoi gargoyle (figure iconografiche) si animano, come nelle migliori leggende, al calar del sole, per tornare di pietra all’alba.
Si intravede, sul campanile, Quasimodo, il gobbo di Notre Dame, protagonista deforme di un’opera di Victor Hugo, generoso e gentile che, tra mille avversità, si innamora della giovane gitana Esmeralda.

Aldino, emigrato in America. Nella fresca campagna della “Toscanella”. La sua casa, la sua terra. Lettere, foto e racconti d’emigranti. Le Americhe, l’Australia, la Francia e la malinconia di star via da casa.

Viaggio fra i colori e le maschere nei distretti della città lagunare, simbolo indiscusso del Carnevale. Una “Sensazione” incredibile su cui oggi cala il sipario, lasciando un’immortale scia fatata.

Città francese che annovera, tra le sue bellezze, un suggestivo centro storico medievale dove passeggiare senza meta. E sempre qui è nata la signora newyorchese più famosa del mondo.