Il grande cortile interno di palazzo Carignano si presenta ai miei occhi autoritario e silenzioso. Mentre lo attraverso con dignitoso rispetto e mi dirigo verso la grande scalinata che introduce al museo, non posso esimermi dal ripensare e dal disegnare nella mia mente immagini, personaggi ed episodi di cui questo storico luogo fu teatro.
Ricordo di aver letto che proprio da quegli scalini salì con la consueta grinta e determinazione il generale Garibaldi quando, nell’aprile del 1861, si recò per la prima volta da deputato nel neonato parlamento unitario che proprio qui aveva sede.
Sembra di sentire ancora il ritmico suono dei suoi passi che rieccheggiavano per quegli stessi androni e quelle stesse mura, rivedo il suo ampio mantello grigio indossato come poncho ed il singolare cappello piumato.
Arrabbiato e ferito nell’animo, l’Eroe entrava nell’aula parlamentare sotto lo sguardo intimorito e curioso degli astanti, ignari che da lì a poco egli avrebbe inveito rabbioso contro Cavour e il suo governo.
Palazzo Carignano trasuda storia in ogni mattone, ogni scalino ed ogni colonna che ne reggono le mura, a questo luogo è legata indissolubilmente la storia del nostro Risorgimento perchè è qui che si scrissero pagine fondamentali della travagliata vicenda unitaria italiana.
Il museo che qui fu fatto trasferire da Vittorio Emanuele III nel 1938, prima aveva sede all’interno della Mole Antonelliana, è oggi, dopo quattro anni di restauro e riallestimento, un imponente e notevole percorso storico arricchito di documenti, reperti, opere d’arte e strumenti multimediali capaci di presentarci un quadro complesso ed esaustivo della nostra storia patria.
Le prime sale in cui il visitatore si imbatte illudono o forse disilludono con la solita ampia e forse eccessiva attenzione rivolta alle origini dello stato sabaudo e dei più gloriosi antenati della casata piemontese. Ben presto però con il procedere della visita si capisce come il nuovo allestimento intenda raccontare il Risorgimento nel suo più ampio respiro.
Ed così che attraverso un labirinto di sale e saloni in cui nemmeno il colore delle pareti è casuale, le differenti scelte cromatiche seguono parallelamente i temi trattati nei vari locali, si passa dalle litografie o dalle prime banconote delle repubbliche napoleoniche alla ricostruzione della cella del Pellico, simbolo della repressione straniera durante i moti del 1820.
Fotografie rarissime del Mazzini, la ricostruzione con mobilio originale della stanza dove morì esule Carlo Alberto così come dell’ufficio personale di Cavour, oggetti rarissimi e personali appartenuti al gen. Garibaldi come pistole, pugnali ma anche originalissimi e attualissimi portamonete e sciarponi in stile sudamericano.
Quindi il fiore all’occhiello di tutto l’allestimento: la camera dei deputati del Parlamento Subalpino. Per motivi di salvaguardia è possibile osservarla “solo” da dietro un’ampia vetrata ma essa rappresenta l’unico esempio di conservazione originale di una sede parlamentare nata dalle rivolte del 1848.
Elegante e barocca così come la tradizione piemontese e ottocentesca richiedeva, la sala ovale ancora ornata di drappi purpurei e da tendaggi maestosi incanta e rapisce il visitatore. Mi fermo ad osservarla ammaliato, non è curiosità da turista ma stupore forse meraviglia.
Da quegli stessi scranni vuoti che ora osservo, 150 anni prima grandi personalità del mondo politico ed intellettuale italiano hanno discusso, forse urlato, di certo confrontato idee, opinioni e proposte che hanno creato le basi di ciò su cui oggi fondiamo la nostra Repubblica, le basi delle nostre libertà democratiche.





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