Sud del Perù, anno domini 1600. Una spedizione missionaria procede a fatica nell’intrico d’alberi della foresta pluviale. Dai loro rami, migliaia di animali ne osservano il passaggio. Sconosciuti canti di uccelli si diffondono nel verde.
Il senso dell’orientamento si è dileguato di fronte al labirinto di rami, di fiori millenari, di foglie gigantesche, di suoni e profumi ignoti.
Poi, d’improvviso, il paesaggio cambia, dicono le fonti scritte che narrano di questo viaggio: nel cuore della giungla compare una città, con mura ciclopiche, interamente adornata da statue d’oro.
Così nacque la leggenda della città di Paititi, localizzata da qualche parte a est delle Ande, nella foresta pluviale che si estende tra la parte sud – est del Perù, il Brasile e il nord della Bolivia.
Le leggende locali ne attribuiscono la fondazione al guerriero inca Inkarri, fiero oppositore dei conquistatori spagnoli, che costruì anche la città di Cuzco.
Una città veduta, e poi perduta, e mai più ritrovata. Una città che ha alimentato per centinaia d’anni i sogni degli esploratori e, in tempi più recenti, un ampio business turistico.
Oggi sembra che i suoi resti siano tornati alla luce. E’ avvenuta da pochi giorni, infatti, la scoperta di un vasto insediamento fortificato, nella regione di Kimbiri, in una località nota come Lobo Tahuantinsuyo.Si parla di una struttura delle dimensioni di 40.000 metri quadrati, dalle gigantesche mura interamente scolpite con rilievi elaborati.
C’è molta cautela circa la natura di questi resti, e la possibilità che possano essere realmente quelli della mitica città di Paititi. Se così fosse, si tratterebbe di un ritrovamento veramente eccezionale.
Per il momento, le prossime analisi riguarderanno l’identificazione della natura del sito, la sua data di edificazione e la possibilità che possa essere opera addirittura di civiltà pre – incaiche.




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