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Ostuni, dama bianca del Salento - foto : Ostuni (Br) - foto tratta da Wikipedia
Ostuni (Br) - foto tratta da Wikipedia

Ostuni, dama bianca del Salento

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È un punto bianco, piccolo ma deciso, che sembra conquistare la vetta delle colline murgiane, scalando i declivi ornati di ginestra e macchia mediterranea. Ma prova ad avvicinarti di più: quel puntino si trasformerà, rivelando il perimetro del centro storico di Ostuni, la Città Bianca, che mura aragonesi preservano da cinque secoli.

L’ingresso di Porta Nova, sul lato ovest della fortificazione, cela allo sguardo l’immacolata bellezza della cittadella ostunese. Il biancore della calce, estratta dalle cave calcaree della zona, intonaca le case fino alla cima dei tetti. Una soluzione adottata fin dal Medioevo, che aumenta la luminosità nelle strette viuzze che si inerpicano verso il centro.

Ma la calce è stata anche l’antidoto più efficace per contrastare il dilagarsi della peste: il suo principio disinfettante naturale ha consentito, nel XVII secolo, di risparmiare Ostuni dalla tragedia del contagio. Oggi, l’unico sentore che si avverte è quello del mare, distante da qui solo otto chilometri, il cui profumo viene trasportato dal vento.

Camminare tra le strade di Ostuni vuol dire fare un viaggio nella storia dell’arte. Gotico e barocco qui si incontrano senza pestarsi i piedi. Le chiese al primo stile, le residenze signorili al secondo. Ma il passaggio tra i due avviene con dolcezza, perché ogni angolo sappia regalare una suggestione a chi lo scopre.

Così, dalla Chiesa di San Giacomo da Compostela ti sposti per raggiungere il palazzo ducale Zevallos. Una sosta obbligata nella passeggiata è presso la colonna di Sant’Oronzo, riccamente adornata dalle statue di Sant’Irene, San Biagio, Santa Lucia e San Gaetano. Ma sono le casette, così bianche da abbagliare gli occhi, così simili ad un quadro urbano greco, a conquistare lo sguardo.

Sulla sommità del colle più alto, splendida come un miraggio nel deserto, ecco la Concattedrale di Ostuni. Iniziata nel 1435, con caratteristiche architettoniche tardo gotiche, questa chiesa ruba gli ultimi scampoli di fiato a chi risale la collina nel torrido pomeriggio salentino: ammiri il timpano coi due archi inflessi, le ali con mezzelunette, le rose che proteggono i tre ingressi ogivali e ti meravigli dell’ingegno umano.

Vagare ancora in cerca di ombra, passeggiando per i vicoli stretti, respirando i profumi forti che arrivano dalle cucine residenziali: qualcuno si affaccia alla finestra, osserva il tuo volto affaticato e ti indica una sedia fuori dall’uscio. Ti accomodi e chiudi per un momento gli occhi: quando li riapri, taralli pugliesi e vino Ostuni sono pronti a rifocillarti a dovere.

Un coro di voci si leva dalla strada: un gruppo di ragazze si chiama dandosi appuntamento alla Villa Comunale. Ogni seconda domenica del mese si svolge lo Zaccaredde, il mercatino dell’antiquariato. Dopo aver bevuto l’ultimo sorso e sgranocchiato l’ultimo tarallo, si è pronti per ripartire. Una selva di olivi secolari lascia intravedere il mare all’orizzonte. E se tendi l’orecchio, sembrerà di sentire le onde infrangersi sulla battigia.

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LIBRI

Pellegrino di Puglia

"Pellegrino di Puglia" di Cesare Brandi - , 2010

Vento forte tra Lacedonia e Candela

"Vento forte tra Lacedonia e Candela-Esercizi di paesologia" di Franco Arminio - Laterza, 2008



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