L’anima vibra. Si fonde senza opposizione alla visione. È acqua d’argento, nuvole di panna, colline come seni fecondi della natura. E monti maschili dietro, con vette bianche e appuntite, che sembrano racchiudere e proteggere la scena.
Il lago d’Orta è un luogo dello spirito, in cui le corde dell’anima risuonano scosse dalle dita forti delle percezioni sensoriali. È un mondo separato, nascosto dalle vallate, che nei secoli ha sempre fatto da solo, bastando a se stesso.
Orta San Giulio è il paese più caratteristico della riva est del lago. Da lì partono i traghetti che portano sul gioiello incastonato in mezzo all’acqua: la piccola Isola di San Giulio.
C’è una schiera di barcaioli sul lungolago che cerca incessantemente di convincerti. «Avanti ragazzi» strillano «con 4 euro vi porto su quella meraviglia d’isola, e vi faccio fare anche il giro intorno con la barca. Avanti!».
L’imbarcazione scivola come su olio scuro. Ci mette un attimo ad attraccare. Ma la visione dalla barca, le prospettiva che cambiano, la terra ferma che s’allontana, fanno percepire il tragitto dilatato nel tempo.
L’isola è piccola, e t’accoglie volentieri. C’è la chiesa di San Giulio appena arrivi, il convento delle suore. C’è la Via del silenzio se muovi i primi passi, e sembra più semplice scrutare la vera essenza di noi stessi in un posto così separato, lontano dalle distrazioni della vita ordinaria.
Lo stupore è grande entrando nella chiesa. Gli affreschi antichi alle pareti sono vivi, le colonne sono dipinte con le sembianze di santi o personaggi del Vangelo. Il colore che si espande intorno sconfigge il buio portato dal cielo grigio di fuori.
Si scende una scala in pietra, vicino all’altare. Si entra in una cripta. Al centro una teca con i resti del corpo del santo che ha segnato la storia del lago: Giulio riposa di un sonno eterno.
Immagini la sua storia leggendo qua e là delle note. Ripensi a quando, nel terzo secolo d.C., partì dalla Grecia con suo fratello Giuliano per sconfiggere il paganesimo e convertire queste zone al cristianesimo.
Proprio nel tragitto che stai compiendo a ritroso con la barca per tornare a riva si compì il suo miracolo. Secondo la leggenda l’isola era infestata da draghi e serpenti. Così stese il mantello sull’acqua, lo usò come imbarcazione e la liberò da quelle presenze straordinarie.
L’anima vibra sempre più forte, sospinta dal soffio del lago.





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Grazie Fabio per aver espresso questo tuo pensiero con un sentimento cosi poetico e profondo da procurarmi un emozione….ho visto e sentito quello che hai descritto con la stessa intensità, ma non sono in grado di scrivere cosi bene…complimenti….conservo il tuo scritto con il tuo nome nelle foto che ho scattato di questo splendido posto che frequento spesso. Grazie di cuore per questo regalo Silvana
Grazie a te di cuore Silvana. Sono felice di averti creato un’emozione positiva con le mie parole, sono onorato del fatto che userai queste mie parole per accompagnare i tuoi scatti. Ti abbraccio, Fabio