“Un gran vino nasce sempre sulle rive di un grande fiume” parole di Plinio. Non a caso il “vino generoso” Porto si produce sulle colline dell’Alto Douro, proprio dove il fiume si apre faticosamente la strada in un territorio selvaggio e roccioso.
Iniziava nel ‘700 la burrascosa avventura di un vino liquoroso che oggi, come un fiume, scorre in tutto il mondo. Decenni di esperimenti e polemiche per quel sapore strano, asprigno, tagliato con bacche di sambuco e peperoncino rosso per correggere il colore.
Vino da tavola, alta gradazione alcolica tendente a guastarsi durante il lungo trasporto fino a Vila Nova de Gaia, di fronte a Oporto. La soluzione la trovarono gli inglesi che resero quel vino più dolce e meno delicato con l’aggiunta di brandy durante la fermentazione.
Così, in un arido angolo del Portogallo tra l’alto corso del Douro e i suoi affluenti, nasceva il Porto. Dolce, forte di 20 gradi. Dopo la pigiatura in vasche di granito “lagar”, per ottenere il mosto oltre averlo “svinato”, il Porto matura in botti di legno nel luogo d’origine.
Solo dopo un anno arriva alle cantine di Vila Nova de Gaia dove il celebre “vinho” viene fatto invecchiare per almeno dieci anni. Il sobborgo “alcolico” della città, sulla sponda sud del Douro, è un percorso obbligatorio, enoteca dopo enoteca.
Resta l’imbarazzo della scelta per degustare le migliori qualità del nettare del Douro. Dirimpetto, nella Ribeira, sul lungo fiume ci sono quelle di Ca’lem, Sandeman, Taylor’s, Delafortce, Croft, Offley.
Fascino d’una città costruita sulle colline in un groviglio di ponti, case, “ruas e avenidas” lastricate di pietre, nell’ insenatura aperta sul fiume. Ma solo dal fiume si vede, navigando sui “barcos rabelos”, quelli che un tempo portavano le botti dalla campagna alla città.
Scoprire Oporto è amarla. Assaporare quartiere dopo quartiere passando da un riva all’altra del Douro, attraversando i suoi ponti. Il Ponte d’Arrábida, il Ponte Dom Luis I costruito in ferro secondo lo stile della Tour Eiffel, il Ponte do Infante, il Ponte de São João e il Ponte Maria Pia.
A picco sul fiume, il pendio è ricoperto di case che disegnano vicoli come sentieri rivestiti di granito dove a stento arriva la luce. Ma i colori sono forti. Rossi, gialli, ocra. Colori della terra e del granito. E il bianco che con l’azzurro crea l’azulejo a decorar finestre.
Antica atmosfera nel quartiere Ribeira, il centro storico affacciato sul Douro. Un ammasso di palazzine colorate, ripidi e tortuosi gradini che salgono dal fiume intrecciandosi, agitati dal bucato steso al sole. Da rua di Santa Catarina a Praça dos Aliados.
Bancarelle di pesce e verdura, “tascas”, bettole con piatti casalinghi. Ribeira è il posto ideale per passeggiare o stare seduti al sole guardando i rabelos che traghettano da una sponda all’altra o che dondolano attraccati alla banchina.
Popolato di villette, parchi, café e boutiques, il Bairro La Foz è l’unica parte di Oporto che s’affaccia sull’oceano. Lungo il Passeio Allegre alla foce del Douro e l’Avenida do Brasil c’è chi fa jogging il tardo pomeriggio e porta a spasso il cane la sera tardi. Dall’oceano si alza una fitta foschia che nasconde il profilo delle palazzine fatiscenti, quello sobrio della Cattedrale e quello bronzeo di Enrico il Navigatore. S’infiltra nel Barredo tra le umide vie e le buie case dei canestrai.
E’ a tavola, la dolce vita portuense. Dall’Avenida Boavista al Bairro la Foz. Ad ogni angolo di strada profumo di trippa, sardinha assada, bacalhau e tanti frutti di mare spruzzati di molho (salsa), olio d’oliva e aglio. Il tutto bagnato dal dolce vinho verde.
La sera finisce con un bicchiere di Porto Branco, cullati dalle onde del Douro che sbattono sul tozzo “rabelo” e coccolati dal brusio della città che si apre alla notte. Proprio là dove il fiume incontra il mare e la dolce brezza scompiglia i pensieri.





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