Svegliarsi, con la bocca impastata cercare la cerniera della tenda per vedere come il mondo è cambiato rispetto a quando eravate andati a letto. Una tradizione che si ripete ogni giorno dal primo viaggio. Ma questa volta il cambiamento c’è veramente, davanti al vostro precario rifugio vedete pascolare in tutta libertà alci, cervi e non troppo distanti anche pelosi bufali.
Un quadretto bucolico che fa sentire l’uomo forse di troppo e anche un po’ ridicolo nel suo colorato rifugio sintetico. Una sensazione che diventa leit motiv di ogni avventura legata al Wichita Mountains Wildlife Refuge, duecentotrentotto chilometri quadrati di Parco Protetto nel sudovest dello stato dell’Oklahoma.
E con un brivido potete correre verso il calendario e guardare quand’è il vostro compleanno per poi con la mente arrivare a sommare tutti gli anni che portate sulle spalle. Dopo aver fatto questo potete girarvi davanti all’immenso verde delle Wichita Mountains e iniziare a concepire che quello spettacolo ha soffiato approssimativamente cinquecento milioni di candeline. Tutto quello che ti fa sentire minuscolo, piccolo, quasi insetto.
Un animale che sgomita tra la moltitudine. Il cielo terso è patria per ben duecentoquaranta specie di uccelli. Le acque fresche, incontaminate e generosamente regalate da quel regno che sovrasta la terra sono il podere per trentasei famiglie di pesci, e sul suolo noi bipedi siamo ultimi dietro bisonti, cervi e animali che noi europei riusciamo a scorgere solo all’ombra di gabbie. Il curioso, quanto simpatico, armadillo è uno di questi.
Il campeggio al Wichita Mountains Wildlife Refuge è ben attrezzato con tutti i servizi che un campeggiatore ha bisogno, ma se l’avventura vi scorre nelle vene e il vostro obiettivo è quello di vivere da novelli esploratori il rifugio del Charon Gardens Wilderness area potrebbe essere una soluzione allettante.
Comunque la contemplazione degli spazi, attività che reputo la migliore per l’essere umano, non è l’unica cosa che qui è permessa a noi bipedi. Capendo la nostra discendenza dagli agili primati, a nostra disposizione sono stati inventati due tracciati tutti da scalare a fil di roccia. Anche se poi quasi ogni sentiero qui si tramuta in una sfida all’arrampicata. Un elemento che ha permesso a questa zona di diventare la mecca di tutti gli appassionati del climbing.
Ma, come ho già detto, probabilmente anche il solo rimanere fermi e spalancare gli occhi al cospetto di questa natura incontaminata vale più di mille attività che in questo Parco di certo non mancano. Aprire quella soglia che si nasconde dietro le palpebre per far colare nel cuore spazi che mai abbiamo visto, verde che mai abbiamo toccato, vita naturale che noi umani abbiamo dimenticato.
Natura e Uomo. Uomo e Natura. Qui l’incontro.





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