Un territorio aspro, montano adagiato in Piemonte, tra la zona di Cuneo e Torino. Quindici valli, un’estensione di oltre quattro mila chilometri quadrati tra più di cento comuni e una manciata di comunità montane. E’ l’Occitania.
Vasta regione storica il cui fulcro è rappresentato dalle bellissime valli, dette anche il delfinato italiano. Alta Val Susa, Val Dora, Val Germanasca, Val Chisone, Valle Pellice, Valle Po, Valle Maira, Valle Varaita, Valle Grana, Valle Stura, Valle Gesso, Valle Pesio, Val Vermenagna, Valle Ellero e Val Corsaglia.
A queste si aggiungono alcuni paesi italiani meridionali e luoghi d’oltralpe francese, nonché la valle spagnola d’Aran, in Catalogna e il principato di Monaco.
Una geografia di natura e di paesaggi ondulati, morbidi, ma anche spigolosi. Una terra ricca di cultura, di risorse, di storia e di fascino. Tradizioni comuni per paesi eterogenei e appartenenti a diversi Stati. Un legame che valica i confini fisici e non facile da descrivere.
L’Occitania non gode però di alcuna personalità giuridica, politica o amministrativa, eccezione fatta in Spagna, ma esiste. E’ il luogo delle tradizioni secolari e da secoli vive. E’ una sorta di isola che non c’è. La nazione invisibile.
Gli occitani, che siano italiani, francesi o spagnoli, sono fortemente legati al loro passato, ma soprattutto alla volontà di esserci, di rinascere come territorio unico. E qui, infatti, si parla occitano, lingua romanza d’oc, lo si insegna, insieme agli usi, alle abitudini ancestrali, alla storia di un popolo e di una terra mai dimenticata.
L’Occitania è presente al di là degli Stati legalmente riconosciuti e l’insieme delle sue terre accoglie quattordici milioni di abitanti, all’incirca. Tracce storiche di questo luogo risalgono già al Medioevo e alcune sono di probabile derivazione celtica. La zona delle Alpi, proprio per la sua caratteristica montana, è più uniforme e si mostra traboccante di natura.
Paesini così minuti da vederli interamente durante una breve passeggiata o dove, per visitare il museo locale, ci si rivolge all’unico bar nell’unica piazza. Un dedalo di frazioni e di villaggi arroccati sul dorso delle montagne e che, d’inverno svaniscono sotto metri e metri di neve.
Qui, dove tutti si conoscono fra loro, dove non succede mai nulla che non sia noto ad ogni abitante, il paesaggio appare come un presepe. Suggestivo e senza tempo.
Qualsiasi cosa si conserva come nel passato e l’incedere degli anni si scorge solo dalle antenne paraboliche sulle case e dalle connessioni ad internet, ma poi tutto il resto scorre lungo una linea temporale che resta immobile.




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Alcuni dicono che per quanto riguarda l’Italia,una popolazione occitana propriamente detta non esiste.E’ dal 1958 che giro in montagna…e so che sbagliano! Viva l’Occitania e la sua gente.
Grazie Luigi per il tuo commento e buone escursioni in montagna.
Ambientato in un paese dell’Occitania è il film “Il vento fa il suo giro” in gran parte recitato proprio in occitano. Il film purtroppo è passato quasi inosservato ed è stato poco distribuito ma ha vinto molti premi in vari Festival di cinema indipendente.
Buongiorno Cesare, grazie per il tuo contributo all’articolo. Magari, la citazione de “Il vento fa il suo giro” su il Reporter interesserà altri nostri lettori, incuriositi a vederlo……non si sa mai……!
si, si, il “vento fa il suo giro” e’ un ottimo film…..pero’ vediamolo dal “di dentro”..io sono un occitano autentico da oltre mezzo secolo, e cosi’ la mia famiglia da secoli..tutti vogliono l’Occitania perche’ forse si stanno ritrovando le origini?..oppure perche’ fa comodo..
e’ un discorso lungo, e, magari lo riprenderemo.
Saluti a tutti
Grazie Aldo per il tuo commento. Parlare dell’Occitania, e di tutte le tradizioni, usanze territoriali, costumi in generale, è sempre utile ad evitare di perderle.