Sulle acque del fiordo più stretto del mondo. Un’avventura dentro l’avventura. L’aria del mattino si plasma su una luce a tratti surreale. Una quotidiana gita sui fiordi norvegesi si trasforma. Un gesto innocente diventa magia con più personaggi. La dolcezza di una bambina che gioca con i gabbiani.
E’ un altro risveglio lassù, più in alto di tutti gli altri stati europei (Islanda a parte). Bergen è lontana. Circondato dal verde di Flam, mi guardo attorno aspettando che l’ispirazione (o la fortuna) mi detti le coordinate per il mio prossimo spostamento. E siccome il destino va in qualche modo provocato, un biondo sorriso gentile mi porta a fare la sua stressa strada.
Il tragitto dura poco. Sul molo di Flåm c’è un comodo battello che punta diritto a 60°56′37’ latitudine Nord, 6°55′53 longitudine Est. In altre parole: Nærøyfjord. Il fiordo più stretto di tutta la Norvegia. Un piccolo braccio di diciassette chilometri che si stacca dal fiordo più lungo della stessa nazione: il Sognefjord (204 km).
Il motore del Gudvangen Florø pompa. Inizia il percorso sulla via fluviale, controllato da montagne vedette (alcune di esse raggiungono anche i 1700 metri d’altezza). Tutto quello su cui poso l’’occhio è patrimonio mondiale dell’Unesco. Non potrebbe essere altrimenti. Ogni tanto compare qualche casetta colorata.
In un non troppo lontano orizzonte, si scorge la neve delle vette più alte. Sento una forza inarrestabile che mi porta a stringere le mani sull’imbarcazione. Un forte desiderio di tuffarsi s’impossessa di me. Già mi vedo nuotare fino a riva ed estraniarmi dal mondo “civilizzato”. Vivere nei verdi boschi in completo stato di natura.
Un improvviso strillo di un gabbiano squarcia però il mio sogno e rinsalda i miei piedi sul piano scoperto del battello e non più sul primo gradino della ringhiera. Una ragazzina ha iniziato a lanciare pezzi di pane. Non passano che pochi minuti che uno stormo inizia a farci compagnia.
Dapprima mi godo la scena, poi spulcio nella mia borsa e scopro di avere un paio di pacchetti di cracker di cui posso fare anche a meno. Sbriciolo e sfamo. E loro, come fulminee saette scattano subito al momento della vista del pane. Non c’è boccone che tocchi le acque del fiordo.
Gudvangen intanto si avvicina. Ormai sazi, gli uccelli spariscono nell’immensità del cielo. Torno con i piedi per terra. Un giro nel ricco store a ridosso del pontile per mettere qualcosa sotto i denti e comperare qualche regalino, poi vengo attratto da un ponte pedonale che dà ai tanti turisti la possibilità di godersi la panoramica del fiordo da entrambe le direzioni.
Il tempo stringe. Devo già ripartire. E mentre un autobus di linea mi riporta a Flåm, passando dentro lunghi tunnel in mezzo alla montagna, da cui poi partirò in treno per Myrdal, continuo a ripensare a quei gabbiani sul fiordo. Prima ne avevo il sentore e la speranza. Adesso ho la certezza. Non servono ali per volare.





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Grazie per condividere!
E’ un ottimo consisiglio…sempre più su, sempre di più…grazie per il commento, cheers