Tenui riflessi azzurri scivolano come lacrime sul ghiaccio sporco del Jostedal. Dal ramo di Bøyabreen, grosse gocce cadono nel fiume e lambiscono la terra intorno. Pochi metri d’acqua gelata mi dividono dalla più grande calotta dell’Europa continentale.
Guardo questa immensità nel mirino della macchina fotografica per immortalarla in un click. Il rischio che scompaia nel futuro non è solo una previsione funesta. Lo conferma la giovane guida che mi accompagna: “Dieci anni, se l’inquinamento mondiale non si ferma. Nel 2006 questa porzione di ghiacciaio ha perso 50 metri in pochi mesi”.
Eppure, per proteggerla, i norvegesi hanno reso i 1310 chilometri quadrati della zona Parco Nazionale nel 1991, istituendo anche il Museo Norsk Bremuseum. L’edificio, realizzato su un progetto dell’architetto Sverre Fehn, è stato inaugurato il 31 maggio dello stesso anno dalla regina Sonja.
L’ho visitato prima a Fjaerland, insieme ai turisti sbarcati con me dal traghetto proveniente da Balestrand. All’attracco, un pullman ci ha raccolto in una fila ordinata, la stessa che è scesa ed è entrata nella struttura.
Trygve Snøtun, uno dei responsabili del museo mi ha accolto per raccontarmi la storia di questo luogo. “C’era interesse e bisogno di costruire un centro che conservasse e diffondesse la conoscenza del ghiacciaio e del clima”, mi ha detto sorseggiando una tazza di tè.
“La Natura norvegese e le tradizioni polari della nostra Nazione sono importanti e ci hanno dato l’opportunità unica e la responsabilità di creare un museo come questo. La struttura vive grazie a un terzo di finanziamenti pubblici, un terzo di prestiti e un terzo di donazioni di privati”, ha aggiunto Snøtun.
“Dalla sua apertura sino ad oggi – ha proseguito il responsabile – abbiamo avuto un milione e centomila visitatori. Circa la metà sono stranieri. E ciò dimostra quanto interesse ci sia per la zona, ma anche per i cambiamenti climatici che coinvolgono tutti”.
Prima che il pullman ripartisse, abbiamo fatto un giro veloce per il museo. Durante gli anni è stato ampliato e arricchito con nuove esposizioni e sale di proiezioni: non mostrano solo la storia della regione e il modo di vivere degli antichi norvegesi, ma puntano a informare e a far riflettere su ciò che sta accadendo a livello planetario.
Nel “tunnel” dell’Ulltveit-Moes ho attraversato il tempo dalle origini dell’atmosfera terrestre, passando attraverso tutte le ere per arrivare nel futuro del 2100. Un futuro che ha ancora tante e troppe incognite dipendenti dall’uomo.
Lo sanno bene qui, visto che i 480 chilometri quadrati del Jostedal sono davvero in pericolo. “Purtroppo il problema esiste e non si può far finta di niente” ha concluso Snøtun prima di salutarmi.
Poi ho preso il pullman e sono arrivato davanti al Bøyabreen per vedere i tenui riflessi d’azzurro scivolare come lacrime sul ghiaccio sporco del Jostedal.





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Caro Andrea, la tua penna scivola come quei tenui riflessi azzurri sul ghiaccio sporco del Jostedal… mi sembra di vedere il posto che descrivi. Grazie. Con stima. Anna Maria
Cara Anna Maria,
grazie per le tue parole: io descrivo solo ciò che vedo.
Non mi capita spesso di ricorrere alle citazioni per esprimere i miei sentimenti. Ciò nonostante ritengo che in questo momento e, dopo aver letto quanto scrive Andre Lessona, in modo encomiabile, sia appropriato ricorrere a quanto afferma Isaac Asimov: “Non c è modo in cui io da solo possa salvare il mondo ma mi vegognerei di far passare un solo giorno senza provarci”.
Grazie
caterina
Ciao Caterina,
condivido la tua citazione: la Norvegia come qualsiasi altro paese nel mondo spera che qualcosa sia fatto. In concreto.
Beh…mi sono innamorato della Norvegia nel 2008.
Un paradiso.Abituato alla città e al suo caos…la Norvegia è VERAMENTE il giardino dell’Eden.
Sono stato sotto il ghiacciaio, l’ho sfiorato con le dita, ho respirato a pieni polmoni la “sua aria” e mi sono riempito gli occhi con i suoi colori meravigliosi…bisogna fare qualcosa a partire dalle piccole cose di tutti i giorni…
Lavoriamo!!!!
Gentile Massimiliano,
grazie per il tuo commento.
Condivido il tuo amore per la Norvegia avendola “vissuta” in diversi viaggi. Così come condivido il tuo giusto appello affinché resti un giardino dell’Eden.