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Norvegia, Oslo d’inverno - foto : Oslo sotto la neve © Egil Fujikawa Nes
Oslo sotto la neve © Egil Fujikawa Nes

Norvegia, Oslo d’inverno

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Oslo: città di cultura, di fiordi e prelibatezze.

La cucina norvegese è ricca di piatti di mare come salmone, gamberetti, aringhe. Ma anche la carne è protagonista con pietanze a base di renna, alce e addirittura pernice di montagna.

Questo, almeno era quanto scritto in una nota guida turistica italiana e, poiché certe volte in viaggio ci si va anche per soddisfare i piaceri della gola, già prima di partire pregustavo solenni abbuffate di cosciotti di alce, montone, gamberi crudi e ostriche.

Atterrata all’una del pomeriggio all’aeroporto di Oslo Sandefjord, dopo due ore di bus, arrivo in città. Già con l’acquolina in bocca, la prima tappa è alla ricerca di un posto dove gustare un piatto a base di renna: girovago inutilmente per alcuni ristoranti attorno a Karl Johans Gate, la via principale della città.

Le care aiutanti di Babbo Natale non si trovano da nessuna parte. Finisco nel ristorante selfservice dell’albergo, alle cinque circa, dove scegliamo un piatto unico composto da un polpettone di carne al sugo, patata bollita e patè di piselli.

“Per fortuna che c’è la birra”, mi dico mentre afferro una bottiglietta di colore scuro che dopo si rivelerà un terribile intruglio dolciastro analcolico. Il cameriere mi spiega che gli alcolici non sono in vendita in ogni locale.

Ci vogliono permessi speciali e sono, in generale, molto cari. Il vino, in particolare, ha costi inavvicinabili. “E’ a causa dei provvedimenti governativi” mi spiega “per evitare un eccessivo consumo di alcol, che è in crescita soprattutto nei più giovani”.

Dopo il “leggero” pasto, mi avventuro alla scoperta della città, delle sue luci, dei mercatini di Natale di fronte al porto. Lo shopping natalizio è a base di salumi affumicati di alce, marmellate e decori natalizi tipici.

Per la cena trovo posto in un pub, dove servono anche alcolici. Alla seconda birra la cameriera fa una smorfia “Non si preoccupi” le dico, io “vengo dall’Italia, sono abituata…” e mentre mi lancio in una spiegazione storica sul rapporto italiani – vino, la ragazza mi porta un altro bicchiere di amata bevanda al malto.

La mattina dopo, alle dieci, mi aspetta la colazione: salmone affumicato, patè di fois grasse, frutti di mare crudi, aringa affumicata in salamoia e in agrodolce, peperoni e cetrioli.

All’uscita dell’albergo, la visione della capitale semideserta nel sabato mattina, dove tutto ha l’aspetto di un sogno, grazie alla neve che è caduta abbondantemente durante la notte e che continua ancora a cadere, mi colpisce per la sua bellezza.

Eppure tutto è pulito e ordinato, la viabilità non sembra aver subito ripercussioni, la gente passeggia come se niente fosse, mangiando un hot dog, o bevendo un cappuccino negli appositi bicchieri take away.

L’abbondante colazione del mattino mi permette di arrivare alle quattro e mezza senza sentire i morsi della fame. Al Munch Museum mi hanno consigliato i ristoranti della zona del porto, che, in effetti, si dimostrano all’altezza delle aspettative.

Sono quasi tutti molto chic, molto design, molto fusion. Qui finalmente consumo un autentico pasto norvegese a base di salmone, aringa e gamberetti crudi per antipasto.

Unica nota negativa è il conto. Oslo non è quel che si dice una città a buon mercato. Un piatto unico costa circa 250 corone, più o meno 30 euro, ma il tutto è comunque servito con salse e abbondanti contorni compresi nel prezzo.

Domenica mattina, è già ora di partire. L’autobus percorre la campagna norvegese, immersa nella foschia. Il sole sorge intorno alle nove e mezza e la pianura si tinge di rosa. I tre giorni a Oslo sono volati e la renna non è mai comparsa.

Ma la bellezza della capitale avvolta nella neve, la serenità di quelle notti, l’ordine e la tranquillità delle strade e dei campi svelati nell’alba del mattino sono nei miei occhi e nel mio cuore.

E lo rimarranno per molto tempo.

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1 commento a “Norvegia, Oslo d’inverno”

  • edi alle ore 6:59 pm scrive:

    la voglia di andare …di restarci di viverla …
    magari anche in autunno grazie a questo incantevole e sincero racconto…mandi mandi

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