Se non fosse per il Nilo oggi non saremmo ciò che siamo: molto dobbiamo agli antichi egizi e gli antichi egizi tutto dovettero al Nilo. Agricoltori della prim’ora fecero dell’Egitto un gigantesco impianto agricolo con un potenziale produttivo enorme.
Come il Gange, pure il Nilo fu venerato. E la leggenda non è poi tanto dissimile da quella del fiume indiano: anche secondo gli antichi egizi infatti, vi era una sorta di oceano primordiale, dal quale il fiume era nato.
Hapi, dio dell’inondazione e direttamente riconducibile al Nilo stesso, era rappresentato come una sorta di Buddha, spesso grassoccio e fiero come un leone in un perenne e tenace immobilismo. Uomo e donna contemporaneamente, proprio perché “completo”, si auto generò.
Questo era il Nilo per gli antichi egizi, il dio Hapi, divinità dalle origini sconosciute, perché al pari del Dio cristiano, era giudicato come il Primo essere, perfetto e immutabile.
Ha una lunghezza da primato: circa 6670 km. L’approssimazione è d’obbligo, considerando che le misurazioni dei fiumi non possono essere perfette, data la mutabilità dei corsi dovute ai capricci delle stagioni.
Il Nilo è un organismo “sociale”: se il pianeta terra non fosse rigato da questo potentissimo fiume, la catena evolutiva avrebbe senz’altro preso direzioni diverse. E da buon protagonista, sa essere tremendamente capriccioso: l’alternanza imprevedibile di secche e di piene torrentizie ha portato, in passato, il popolo egiziano dentro a furibonde carestie.
Ed è proprio per arginare le pericolosissime fisime del Nilo che fu avviato il progetto della diga di Assuan. Gli americani si proposero di aiutare l’allora presidente egiziano Nasser nella titanica impresa. Per farselo amico, perché l’Egitto era, e ancora oggi lo è, un paese cruciale nell’intricatissimo scacchiere medio orientale.
Nasser, invece, fece di testa e di tasca propria, pagando parte del progetto con la nazionalizzazione del Canale di Suez prima e appoggiandosi ai sovietici poi.
La diga spaventò archeologi ed ecologisti: i primi preoccupati per il tempio di Abu Simbel, che sarebbe stato completamente sommerso dai mutati corsi d’acqua, i secondi dall’impatto ambientale che in effetti è stato traumatico sotto molti punti di vista.
Il famoso tempio è stato invece salvato con una spettacolare opera di soccorso: sminuzzato in varie parti e ricomposto qualche decina di metri più in alto: facilissimo, per me, ora, a dirsi, quanto altrettanto miracoloso fu, all’epoca, farlo realmente.
La diga di Assuan fu contestata, perché quasi centomila persone furono spostate (altri dissero deportate) in zone più sicure, visto che in quei territori fino ad allora abitati, si creò il famoso lago Nasser. A dire il vero i vantaggi furono altrettanto tangibili: gli effetti delle inondazioni e delle carestie dei decenni precedenti furono assai mitigati, inoltre la diga genera quasi il 60 per cento dell’energia elettrica di cui oggi l’Egitto necessita.
Il Nilo, dunque, che lo si creda di origine divina o meno, è un pezzo di tutti noi: l’umanità è stata plasmata anche dai corsi spesso impetuosi voluti dal dio Hapi.





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