L’Empire State Building si trova nel cuore di Manhattan (Midtown South) sulla Fifth Avenue stretto tra la 33rd e la 34th street nel pieno del quartiere di Chelsea.
L’ingresso (la famosa lobby) è alto tre piani, decorato in stile Art Decò, particolarmente curato l’allestimento degli spazi interni: i materiali usati sono il marmo e bronzo.
Le decorazioni simboleggiano il mito americano dell’uomo di valore che con le proprie capacità, partendo da niente, può diventare qualcuno.
Sempre nella hall, le grate dei termosifoni, ognuna diversa dall’altra, rappresentano forme geometriche solari e a spirale. Ai piani dirigenziali, invece, cancelli in ferro battuto decorati con motivi che simboleggiano l’energia, gli ingranaggi delle macchine, l’arte e il denaro.
Ma ora si comincia a salire, superati i controlli di sicurezza ci si avvia verso i mitici ascensori superveloci. Il display segna 10 piani a volta, provi a contarli arrivi a due e “tin” altri dieci così fino all’80°. Qui scalo tecnico e via ad un altro ascensore per arrivare all’86°.
Attraversato il piccolo shop finalmente si aprono le porte e si è fuori. E’ l’ora del tramonto, il primo impatto lascia senza fiato, un vento gelido ti schiaffeggia senza pietà, così tanto per ricordarti che ti trovi su una collina a 320 metri di altezza, poi qualcosa di insolito ti passa davanti gli occhi: qui su sta nevicando!
Il sole sta andando a dormire, le luci si sono accese tutte, in lontananza un pò di foschia va e viene, devi essere veloce a scattare una foto, il gelo ti blocca le dita.
Al primo giro d’orizzonte si esaltano imponenti i grattacieli, una distesa di mattoncini Lego, le facciate piene di quadratini illuminati, tra questi emerge l’argento del Chrysler Building con la sua guglia in acciaio, alta 40 metri, illuminata a giorno.
Poi ti appare netto il profilo di quella enorme fetta di torta del Flatiron Building, con la sua pianta triangolare. Verso nord Manhattan si allunga all’infinito, noti subito il tappeto illuminato di Central Park, la vetta del MetLife, nero ed austero, guardato a vista da altri “colleghi”
Per tre lati sei circondato dall’acqua, schiacciato dai fiumi East ed Huodson che si incontrano nella baia antistante prima di tuffarsi nell’oceano, ti prende una certa emozione a non vedere più le sagome maestose delle Twin Tower
Intanto enormi e stracariche chiatte, spinte dalla frenesia di arrivare a destinazione, s’incrociano in tutte le direzioni. I ponti in ferro di Manhattan e Brooklyn (quello della gomma), due possenti braccia distese che sembrano voler mantenere a distanza l’altra sponda.
Un’occhiata verso il basso, le macchine si muovono a scatti sotto la direzione d’orchestra dei semafori, dopo un po’ ti sorprendi che quassù non arriva nessun rumore della città, l’unico suono è il sibilo del vento. E’ ora di scendere. Un ultimo sguardo all’indietro. Chissà tante volte King Kong …





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Spettacolare l’America nel tuo articolo, complimenti!