Risveglio veloce. La montagna richiama. I caldi bagliori primaverili non sono ancora abbastanza imponenti perché i rifugi in alta quota siano aperti. Ha poca importanza. Le destinazioni migliori sono quelle decise all’ultimo, e nel giro di poche ore passo dalla comodità di un giaciglio all’odore di benzina in una delle varie piazzole di sosta sull’autostrada Venezia-Belluno. Destinazione Nevegal.
La mia uscita sarebbe l’ultima (Fadalto/Lago di S. Croce) prima di riprendere la statale SS51, ma per errore vado oltre, e sono costretto ad allungare di qualche minuto. Fortuna vuole che nel cercare di correggere l’errore trovi già il cartello stradale di color marrone con la scritta Nevegal. È la mia meta. Non resta che procedere.
Questi è un altopiano che si estende sulle prealpi Bellunesi, situato a sud-est della città di Belluno. Delimitato a est e a sud dal monte Pascolet (1.278 m), il monte Faverghera (1.611 m), il col Toront (1.675 m) e il col Visentin (1.763 m). Guardando da ovest a nord si possono distinguere alcune delle regine delle Dolomiti: il Pelmo, il Civetta e la Marmolada.
Finalmente abbandono la longilinea monotonia autostradale, e mi posso divertire con i tornanti in mezzo al verde. Tante casette punteggiano il panorama. Esplosioni floreali un po’ dappertutto. Attraverso la piccola frazione di Quantin (Bl, 763 m s.l.m.), un piccolo borgo da romantica passeggiata. Supero anche Col di Cugnan, e faccio il mio ingresso nella provincia di Belluno.
Lasciato l’autoveicolo, posso sgranchirmi le gambe. Non c’è molta gente in giro. Il tempo di prendere qualche informazione (e con l’occasione rifocillarmi con una doppia porzione di strudel), ammirare gli sci d’epoca appesi in un bar/baita a ridosso dei sentieri, e calcate più consone scarpe da trekking, posso iniziare il mio peregrinare montano.
Seguendo lo stesso percorso, posso raggiungere il rifugio Brigata Cadore, il rifugio Bristot, il rifugio Col Visentin (1763 m.), il Giardino Botanico delle Alpi Orientali (6,25 ettari all’interno della Riserva naturale Piazza del Diavolo Monte Faverghera) sul versante settentrionale del Monte Faverghera e l’ominima Malga, dove si vendono salumi e formaggi di pecora. Seppur il sentiero non sia affatto scosceso, la salita fa subito sentire l’altitudine ai polmoni del livello del mare. Bastano pochi minuti per scoprire la prima meraviglia.
Poco distante dalla via battuta, sul lato sinistro per chi sale, ecco il lago di S. Croce. C’è una roccia che sembra un banco per prendere appunti. Che l’abbia messa qualcuno? Potrebbe essere stata Madre Natura ad averla posta lì. Una Excalibur lapidea per far ricordare agli esseri umani la bellezza del mondo.
Riprendo la camminata. Il bosco sonnecchia. Ancora qualche mese e si riempirà, pioggia permettendo, di succulenti funghi. La neve intanto non demorde. A macchia di leopardo resiste a questa stramba primavera. La strada conduce al Rifugio Brigata di Cadore in nemmeno mezz’ora. La stagione turistica deve ancora iniziare, e lo trovo chiuso. Analoga sorte per la malga e l’orto botanico. L’impianto di risalita di seggiovia per la stagione sciistica è in riposo. Avrà tempo di rifarsi con i nuovi freddi di fine anno.





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